Origini e nascita del museo
Il Museo delle Relazioni Interrotte nasce da una storia vera, quella di Olinka Vištica e Dražen Grubišić, due artisti croati la cui relazione di quattro anni si concluse nel 2003. Presi dallo sbigottimento dopo la rottura, ebbero un’idea insolita: raccogliere gli oggetti legati al loro rapporto, non per scartarli né distruggerli, ma per donarli alla memoria. Inizialmente si trattò di una mostra itinerante, esposta nel 2006 nella Gipsoteca di Zagabria in occasione del Salone d’Arte, grazie alle donazioni di amici e conoscenti. L’accoglienza fu entusiastica: dal 2006 al 2010 la collezione girò in ben 68 città in 35 Paesi. Proprio nel 2010 il progetto prese forma definitiva con l’apertura del museo permanente a Zagabria, situato nel cuore della città alta, in uno splendido palazzo barocco affacciato su strade acciottolate.
Il museo fu il primo a essere privato in Croazia, un esperimento coraggioso che si affermò subito per originalità e forza narrativa. Nel 2011, solo un anno dopo l’apertura, ricevette il prestigioso Kenneth Hudson Award come museo più innovativo d’Europa. Fin da subito, il Museo delle Relazioni Interrotte si propose come spazio collettivo in cui il dolore personale diventava condivisione e racconto, un’esperienza empatica per molti visitatori.
Il concept e la collezione: oggetti e storie
Al centro dell’esperienza espositiva ci sono gli oggetti donati in forma anonima, accompagnati da brevi testi che ne raccontano l’origine. La collezione permanente comprende oggi circa 3500–4600 oggetti, provenienti da ogni angolo del mondo. Ogni reperto è selezionato con cura: spesso si tratta di oggetti comuni, come lettere, fotografie, vestiti o stoviglie, ma possono diventare oggetti bizzarri o ironici, come sex toys, asce, peluche giganti o lumini religiosi. Il contrasto tra banalità e intensità emotiva crea un effetto surreale: davanti ad un semplice barattolo di cetriolini si può leggere la storia di un amore non corrisposto; di fronte a un coniglietto a molla, l’eco di un legame intenso seguito da una separazione dolorosa.
Il design espositivo è chiaro e funzionale: gli spazi accolgono l’oggetto su supporti essenziali, come vetrine o pareti illuminate, in un allestimento che pone l’accento sul racconto piuttosto che sull’oggetto stesso. In aggiunta alla collezione fisica, esiste una sezione virtuale dove chiunque può caricare una foto o un testo anonimo sul web, e un confessionale in cui registrare esperienze personali, creando uno spazio di catarsi e condivisione collettiva. Questa modalità innovativa permea tutto il museo, rendendolo un luogo intimo, quasi sacro, in cui il visitatore può tornare a casa toccato dalle tante vite raccontate.
Aneddoti memorabili
Il Museo delle Relazioni Interrotte nasconde piccoli aneddoti che restano nel cuore di chi li legge. Il famoso coniglio a molla, ad esempio, era il loro simbolo personale: un souvenir portato in giro tra monumenti famosi come la Torre Eiffel e il Big Ben, che dopo la rottura è diventato l’epicentro del museo. Un altro oggetto curioso è un paio di scarpe da ginnastica Converse, donate da una ragazza che aveva condiviso balli e sogni; la storia dietro le scarpe racconta di una separazione seguita dall’abbandono improvviso dei messaggi.
In un caso particolare un vasetto di cetriolini divenne simbolo di un amore finito: la ragazza lo acquistò per un primo appuntamento che non ebbe jamás luogo. C’è poi la tazza del caffè quotidiano, affidabile e silenziosa, ormai testimone di una routine naufragata. Oggetti semplicissimi, ma carichi di uno spessore emotivo incredibile. Esiste perfino una sezione “irriverente”: sex toys e lumini religiosi testimoniano relazioni finite con ironia e leggerezza, pur senza sminuire il dolore che portano con sé.
Impatto culturale e curiosità
Il Museo delle Relazioni Interrotte non è solo attrazione turistica, ma fenomeno culturale nato per unire dolore e arte in un dialogo collettivo. Il suo successo ha generato repliche in tutto il mondo: tappe itineranti hanno toccato città come Tokyo, Londra, Berlino e San Francisco. Nel 2016 il progetto ha raggiunto Los Angeles, anche se quella sede ha chiuso nel 2017. Nel novembre 2024 è stata inaugurata una seconda sede fissa a Chiang Mai, in Thailandia, segno che il concetto ha una portata globale.
Il museo ha ricevuto premi e riconoscimenti per il suo approccio innovativo nel valorizzare la dimensione privata delle persone, traducendo il trauma individuale in riflessione universale. Tra gli aspetti più curiosi c’è anche un ristorante sperimentale inaugurato vicino al museo, chiamato Brokenships Bistro: ambiente gastronomico e ironia culinaria si uniscono, offrendo piatti tradizionali croati in formati pensati per chi conserva il cuore spezzato. Tutto ciò testimonia come il museo non si limiti a raccogliere oggetti, ma generi esperienze sensoriali e simboliche.
Aggiornamenti recenti
Nei primi mesi del 2025 il Museo delle Relazioni Interrotte è stato temporaneamente chiuso per restyling: dal 10 marzo ha subito una ristrutturazione interna, in vista di un nuovo allestimento che punta a rendere l’esperienza visitatore ancora più coinvolgente. Durante questo periodo, sono stati programmati eventi collaterali, come un’esposizione pop‑up in collaborazione con la Music Biennale Zagreb e laboratori creativi — come i “Collective Mixtape Workshop” di gennaio 2025.
Nel 2024 il museo ha fatto un consuntivo annuale, segnalando che il successo non viene mai meno: una crescita costante di donazioni, oltre che un afflusso turistico stabile, collocano il museo tra le destinazioni più emblematiche e suggestive di Zagabria. Guardando al futuro, la direzione sembra puntare su una maggiore interazione digitale, con l’ampliamento della sezione virtuale e l’implementazione di esperienze multimediali, confessionali vocali e performance site-specific.
Infine, si vocifera l’intenzione di aprire una terza sede permanente in un’altra città dell’Asia o dell’America Latina, consolidando ulteriormente la vocazione globale del museo. Il concept anticipa potenziali evoluzioni: una rete di spazi affini, ognuno dedicato a un diverso aspetto della memoria emotiva.










