Dal 7 novembre 2026 al 10 gennaio 2027, Palazzo Fava a Bologna ospita Magnus. Eroi e no, una mostra dedicata a Roberto Raviola, tra gli autori che hanno maggiormente contribuito a trasformare il linguaggio del fumetto italiano. L’esposizione arriva a trent’anni dalla sua scomparsa e ripercorre una carriera attraversata da personaggi molto diversi tra loro: dagli improbabili agenti segreti di Alan Ford alle storie criminali di Lo Sconosciuto, fino al western di Tex, al quale il disegnatore dedicò gli ultimi anni della propria vita.
La mostra di Magnus a Bologna 2026 è curata da Luca Baldazzi, Michele Masini e Giovanni Nahmias, prodotta da Opera Laboratori e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e da Opera Laboratori nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae.
Il percorso espositivo mette al centro la capacità di Magnus di cambiare registro narrativo senza perdere la propria identità grafica. Un tratto riconoscibile, costruito attraverso un uso accuratissimo del bianco e nero, che gli permise di passare dal fumetto popolare alla narrazione d’autore, dalla satira al racconto d’avventura.
Roberto Raviola, il disegnatore bolognese che cambiò il fumetto popolare
Nato a Bologna nel 1939, Roberto Raviola adottò lo pseudonimo Magnus e costruì una carriera che attraversò alcuni dei periodi più importanti dell’editoria a fumetti italiana del secondo Novecento.
La sua affermazione professionale è legata soprattutto alla collaborazione con lo sceneggiatore Luciano Secchi, conosciuto come Max Bunker. Negli anni Sessanta i due lavorarono a personaggi destinati a lasciare un segno nell’immaginario popolare, tra cui Kriminal e Satanik.
Erano fumetti che si distinguevano dalle avventure tradizionali per la presenza di protagonisti moralmente ambigui, situazioni violente e atmosfere decisamente adulte. Il successo di quelle pubblicazioni contribuì ad allargare i confini del fumetto destinato al grande pubblico.
Magnus sviluppò in quegli anni un disegno basato su forti contrasti, ombre marcate e un’attenzione particolare alla caratterizzazione dei volti. Anche gli ambienti diventavano parte del racconto: strade, interni e oggetti contribuivano a costruire la tensione delle scene.
Quell’esperienza fu determinante per la nascita di Alan Ford, pubblicato a partire dal 1969. Con questa serie Magnus e Max Bunker portarono nel fumetto italiano un tipo di comicità insolito, nel quale la parodia dello spionaggio si mescolava alla critica sociale.
La mostra di Magnus a Bologna 2026 permette di ripercorrere questa evoluzione attraverso le principali produzioni dell’autore, mettendo in relazione le sue scelte grafiche con i differenti generi narrativi affrontati durante la carriera.
Alan Ford e il Gruppo TNT, quando lo spionaggio diventa satira
Alan Ford è probabilmente il personaggio attraverso il quale Magnus ha raggiunto il pubblico più vasto. La serie racconta le avventure del Gruppo TNT, un’organizzazione di agenti segreti decisamente lontana dai modelli eleganti e infallibili resi popolari dal cinema.
I protagonisti operano tra uffici malandati, missioni improbabili e continui problemi economici. Accanto ad Alan Ford compaiono personaggi come Bob Rock, il Numero Uno, Sir Oliver e la Cariatide, ciascuno caratterizzato da difetti, debolezze e comportamenti spesso contraddittori.
Il disegno di Magnus fu essenziale per dare identità a questo universo. Le espressioni caricaturali, i corpi deformati e la precisione delle ambientazioni rendevano immediatamente riconoscibili i personaggi.
L’efficacia comica dipendeva anche dalla costruzione delle vignette. Un gesto, uno sguardo oppure un particolare apparentemente marginale potevano modificare il significato di una battuta. Il disegno partecipava direttamente alla narrazione, senza limitarsi a illustrare la sceneggiatura.
La serie affrontava inoltre temi che andavano oltre la parodia dello spionaggio: avidità, corruzione, opportunismo e disuguaglianze sociali erano componenti ricorrenti delle storie.
Magnus lasciò successivamente Alan Ford, proseguendo una ricerca artistica che lo avrebbe portato verso racconti più complessi e atmosfere differenti. La serie continuò con altri disegnatori, mantenendo però una forte associazione con l’immaginario visivo costruito dal suo primo interprete grafico.
Lo Sconosciuto e I Briganti: il passaggio verso una narrazione più adulta
Una delle sezioni della mostra è dedicata a Lo Sconosciuto, protagonista di una serie avviata da Magnus nel 1975.
Il personaggio, conosciuto anche come Unknow, è un uomo dal passato oscuro, coinvolto in vicende di criminalità, violenza e intrighi internazionali. Le sue storie abbandonano la comicità di Alan Ford e si muovono in territori vicini al noir, al racconto d’azione e alla narrativa politica.
La differenza emerge anche nel disegno. Le tavole acquistano un’impostazione più realistica, i volti diventano meno caricaturali e le ambientazioni richiedono un’attenzione crescente alla documentazione.
Magnus lavora sulla tensione narrativa attraverso la disposizione delle vignette, gli sguardi dei personaggi e il rapporto tra zone illuminate e ombre. Le scene d’azione mantengono una grande precisione, ma acquistano importanza anche i silenzi e i momenti nei quali il racconto procede attraverso piccoli dettagli.
Un’altra produzione significativa è I Briganti, opera ispirata alla tradizione narrativa cinese. Qui il disegnatore affronta una dimensione storica e avventurosa differente da quella dei fumetti che lo avevano reso celebre.
Le architetture, gli abiti, le armi e gli elementi decorativi richiedono una costruzione visiva particolarmente elaborata. La ricerca grafica diventa parte integrante della ricostruzione dell’universo narrativo.
La mostra di Magnus a Bologna 2026 dedica spazio proprio a queste differenti esperienze, che documentano la progressiva autonomia dell’autore e il suo interesse per racconti sempre meno legati alle formule consolidate del fumetto seriale.
Le 224 tavole del Texone, l’ultimo grande lavoro di Magnus
Uno dei nuclei principali dell’esposizione riguarda il Texone, l’albo speciale di Tex realizzato da Magnus negli ultimi anni della sua vita.
L’opera, intitolata La valle del terrore, fu pubblicata da Sergio Bonelli Editore nel giugno 1996, pochi mesi dopo la morte del disegnatore. La sceneggiatura è firmata da Claudio Nizzi, mentre a Magnus si devono i disegni.
La storia comprende 224 tavole, alle quali l’autore lavorò per circa sette anni. Si tratta di uno degli impegni più lunghi e impegnativi della sua carriera.
Magnus affrontò il personaggio di Tex con un metodo particolarmente rigoroso. La preparazione delle ambientazioni, la definizione dei paesaggi e la precisione dei dettagli richiedevano tempi di lavorazione molto superiori a quelli normalmente associati alla produzione seriale.
Per dedicarsi al progetto si trasferì nell’Appennino tra Emilia-Romagna e Toscana, a Castel del Rio. Qui proseguì il lavoro fino a pochi giorni prima della morte, avvenuta nel febbraio 1996.
La realizzazione del Texone rappresenta un episodio particolare nella storia del fumetto italiano. Tex era già un personaggio fortemente riconoscibile, con una tradizione grafica consolidata. Magnus doveva rispettarne l’identità e, contemporaneamente, interpretarlo attraverso il proprio stile.
Il risultato è un western caratterizzato da un disegno estremamente dettagliato. Paesaggi, edifici, abbigliamento e oggetti partecipano alla costruzione delle scene con una precisione che richiede un notevole investimento di lavoro.
Anche i neri, elemento distintivo dell’opera di Magnus, assumono un ruolo determinante nel rappresentare la profondità degli ambienti e la tensione degli episodi narrativi.
La presenza delle 224 tavole del Texone costituisce uno degli elementi di maggiore richiamo della mostra di Magnus a Bologna 2026. Il progetto espositivo dedica a questo lavoro il momento culminante del percorso, riconoscendone il valore nella carriera dell’autore.
La vicenda del Texone permette inoltre di comprendere quanto fosse cambiato il suo metodo di lavoro rispetto agli esordi. Alla velocità richiesta dai fumetti popolari degli anni Sessanta si era progressivamente sostituita una ricerca della precisione grafica che diventò particolarmente evidente nelle ultime opere.
Il rapporto con Bologna e gli altri protagonisti del fumetto italiano
Bologna occupa un posto importante nell’esposizione. Magnus nacque e si formò artisticamente in città, mantenendo un rapporto con un ambiente culturale che, nel corso dei decenni, avrebbe espresso alcune personalità decisive per il fumetto italiano.
Il percorso di Palazzo Fava prende in considerazione anche i rapporti con altri autori legati alla scena bolognese, tra cui Bonvi e Andrea Pazienza.
Sono personalità appartenenti a esperienze differenti. Bonvi, creatore delle Sturmtruppen, sviluppò un linguaggio satirico fondato sulla deformazione grottesca e sulla critica dei comportamenti umani. Andrea Pazienza divenne invece uno dei protagonisti del fumetto d’autore tra gli anni Settanta e Ottanta, attraverso una produzione caratterizzata da grande libertà grafica ed espressiva.
Accostare questi percorsi consente di osservare la varietà delle esperienze artistiche maturate nell’ambiente bolognese, senza confondere linguaggi e generazioni.
Tra gli argomenti affrontati dalla mostra trovano spazio anche le figure femminili presenti nelle storie di Magnus. Si tratta di un tema significativo, considerando quanto l’autore abbia lavorato sulla rappresentazione dei corpi, sull’espressività dei personaggi e sulla costruzione delle atmosfere.
Lungo la carriera, la presenza femminile assume caratteristiche differenti a seconda del genere narrativo, passando dalle rappresentazioni provocatorie dei fumetti neri a personaggi inseriti in racconti più articolati.
È inoltre prevista l’esposizione del Lunario, il diario-agenda pubblicato nel 1995. La sua presenza aggiunge al percorso un documento legato alla fase conclusiva dell’attività dell’autore.
Un linguaggio grafico che ha lasciato il segno
L’influenza di Magnus sul fumetto italiano riguarda soprattutto il modo in cui riuscì a combinare esigenze narrative e ricerca formale.
Il suo lavoro dimostra quanto la grafica possa incidere sul ritmo di una storia. La dimensione delle vignette, il rapporto tra pieni e vuoti, la distribuzione dei neri e il livello di dettaglio delle ambientazioni diventano strumenti per guidare l’attenzione del lettore.
Negli anni Sessanta il suo segno aveva contribuito a definire l’estetica del fumetto nero italiano. Con Alan Ford aveva dimostrato che lo stesso autore poteva utilizzare deformazioni e caricature per costruire una comicità riconoscibile e capace di affrontare argomenti sociali.
Con Lo Sconosciuto e le opere successive aveva invece sviluppato una narrazione più personale, nella quale il disegno acquisiva una crescente autonomia espressiva.
Questa capacità di attraversare generi differenti rappresenta uno degli aspetti più interessanti della sua eredità artistica.
Magnus non seguì un’unica soluzione stilistica. Modificò il proprio linguaggio in relazione alle storie, mantenendo però una precisione del tratto e una cura della composizione che rendono riconoscibili anche lavori molto distanti tra loro.
La sua produzione contribuì inoltre a mettere in discussione una separazione troppo rigida tra fumetto popolare e fumetto d’autore. Serie destinate alla distribuzione nelle edicole potevano ospitare soluzioni grafiche elaborate, mentre opere più personali potevano utilizzare personaggi e strutture tipiche della narrativa d’avventura.
La mostra di Magnus a Bologna 2026 offre l’occasione per osservare questi passaggi all’interno di un unico percorso, mettendo in relazione le produzioni che hanno accompagnato oltre trent’anni di attività artistica.
Palazzo Fava, date, orari e biglietti della mostra
La mostra Magnus. Eroi e no si svolge a Palazzo Fava, in via Manzoni 2, nel centro storico di Bologna.
L’apertura al pubblico è fissata per sabato 7 novembre 2026, mentre la chiusura è prevista per domenica 10 gennaio 2027.
L’esposizione è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18. Il lunedì è il giorno ordinario di chiusura. Eventuali aperture straordinarie durante le festività natalizie vengono comunicate attraverso i canali ufficiali di Genus Bononiae.
Il biglietto intero costa 14 euro, mentre quello ridotto è disponibile a 10 euro. È prevista una tariffa di 10 euro anche per i possessori della Bologna Welcome Card e della Card Cultura. L’ingresso è gratuito per le persone con disabilità, secondo le condizioni pubblicate dagli organizzatori.
Per informazioni e prenotazioni sono disponibili i contatti di Genus Bononiae e di Palazzo Fava, compreso il numero telefonico 051 19936305.
La mostra di Magnus a Bologna 2026 si inserisce nell’attività espositiva di Palazzo Fava, edificio storico che ospita iniziative dedicate all’arte e alla cultura. La sede permette di collocare l’opera del disegnatore all’interno di una proposta museale rivolta anche a un pubblico diverso da quello abituale delle pubblicazioni a fumetti.
Il trentesimo anniversario della morte di Roberto Raviola coincide così con un’iniziativa che attraversa le principali fasi della sua carriera, fino all’ultimo lavoro per Tex. La presenza del Texone, delle sezioni dedicate ad Alan Ford, Lo Sconosciuto e I Briganti e del Lunario del 1995 permette di ricostruire il percorso di un autore che continuò a sperimentare soluzioni narrative e grafiche fino agli ultimi mesi di vita.










