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Visitatori osservano fotografie di reportage esposte in una galleria museale

Dal 28 ottobre al 29 novembre 2026 la Galleria Modernissimo di Bologna ospita una selezione delle fotografie premiate alla 69ª edizione del World Press Photo, il concorso internazionale dedicato al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria. L’esposizione riunisce immagini realizzate nel 2025, un anno segnato da conflitti, emergenze umanitarie, proteste sociali e trasformazioni ambientali, ma anche da vicende personali e collettive rimaste ai margini dell’informazione internazionale.

La mostra World Press Photo 2026 a Bologna è promossa dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con l’associazione culturale e scuola di fotografia Foto IMAGE, con il sostegno di FUJIFILM Italia e il supporto istituzionale del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Cultura.

Il percorso espositivo porta nel centro cittadino alcuni dei lavori selezionati attraverso un concorso che quest’anno ha ricevuto 57.376 fotografie da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Numeri che restituiscono la dimensione internazionale dell’iniziativa, ma soprattutto la varietà delle esperienze professionali e delle realtà documentate.

La tappa bolognese si inserisce nel circuito mondiale delle esposizioni World Press Photo, avviato ad Amsterdam nell’aprile 2026. A differenza del concorso, che si svolge nei primi mesi dell’anno e prevede la valutazione delle opere da parte di giurie indipendenti, la mostra permette al pubblico di conoscere i lavori premiati attraverso un percorso costruito intorno alle immagini e alle vicende che le hanno generate.

Dalle guerre alle trasformazioni sociali, le storie premiate nel 2026

L’edizione 2026 del World Press Photo ha assegnato 42 riconoscimenti, distribuiti fra sei grandi aree geografiche e tre categorie: fotografie singole, storie fotografiche e progetti a lungo termine.

Il sistema di selezione prevede una prima valutazione affidata alle giurie regionali e una successiva decisione della giuria globale. L’organizzazione ha adottato questo modello per favorire una maggiore rappresentazione delle diverse aree del mondo, evitando che l’attenzione si concentri esclusivamente sulle notizie più seguite dai grandi mezzi d’informazione occidentali.

Tra i lavori premiati figura Separated by ICE, della fotografa statunitense Carol Guzy, riconosciuto come World Press Photo of the Year 2026. Lo scatto documenta le conseguenze di un intervento delle autorità statunitensi per l’immigrazione su una famiglia, dopo un’udienza presso un tribunale federale di New York nell’agosto 2025.

La fotografia appartiene a un reportage dedicato agli arresti effettuati nei tribunali dell’immigrazione. Il valore documentario dell’immagine risiede anche nella possibilità di collegare un episodio individuale a una questione politica e amministrativa più ampia, mostrando le conseguenze concrete delle procedure di espulsione e detenzione.

Fra i due finalisti per il riconoscimento principale compaiono Aid Emergency in Gaza, di Saber Nuraldin, dedicato all’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza, e The Trials of the Achi Women, di Victor J. Blue, che affronta il percorso giudiziario delle donne maya Achi sopravvissute alle violenze sessuali durante il conflitto interno in Guatemala.

Sono progetti differenti per contesto geografico e modalità narrative. Condividono però un elemento centrale del fotogiornalismo: la necessità di rendere riconoscibili le persone coinvolte negli avvenimenti, senza ridurle a semplici rappresentazioni di una crisi.

Nella selezione internazionale trovano spazio anche lavori dedicati agli incendi di Los Angeles, alla guerra in Sudan, alle proteste in Nepal, alla ricostruzione della Siria e agli effetti del cambiamento climatico in Messico.

Per la mostra World Press Photo 2026 a Bologna, la cronaca della giornata inaugurale ha confermato inoltre la presenza di Hijacked Education, di Diego Ibarra Sánchez, e del lavoro di Carol Guzy sugli arresti nei tribunali statunitensi. La selezione bolognese deriva dal concorso internazionale, ma non va confusa con l’intero archivio delle fotografie candidate.

Il valore documentario di una fotografia dipende anche dal contesto

Una fotografia giornalistica può fissare un episodio in pochi istanti, mentre la comprensione di quanto rappresentato richiede spesso informazioni raccolte prima e dopo lo scatto.

L’identità delle persone ritratte, il luogo, la data, le circostanze e le conseguenze di un avvenimento sono elementi indispensabili per interpretare correttamente un’immagine. Senza queste informazioni, anche una fotografia autentica può essere utilizzata per sostenere ricostruzioni inesatte.

La questione è particolarmente rilevante quando le immagini riguardano guerre, migrazioni o proteste politiche. Un’inquadratura può documentare un fatto reale senza essere sufficiente, da sola, a spiegarne le cause. Il lavoro del fotogiornalista comprende quindi la raccolta delle informazioni, la verifica delle circostanze e la costruzione di un racconto coerente con quanto effettivamente osservato.

La mostra World Press Photo 2026 a Bologna offre l’occasione di approfondire questo rapporto fra fotografia e informazione. Il formato espositivo consente una fruizione diversa rispetto alla consultazione delle notizie attraverso gli schermi digitali, dove le immagini vengono frequentemente incontrate fuori dal contesto originario o accompagnate da testi molto sintetici.

Anche la scelta di premiare progetti a lungo termine risponde a un’esigenza precisa. Alcune vicende non possono essere documentate adeguatamente attraverso un unico episodio. Le trasformazioni ambientali, le conseguenze di una guerra o i cambiamenti nelle condizioni di vita di una comunità richiedono osservazioni ripetute, relazioni costruite nel tempo e verifiche successive.

Il fotografo documentarista può seguire una stessa situazione per mesi o anni, registrando cambiamenti che difficilmente emergerebbero dalla copertura delle notizie quotidiane.

Questa dimensione temporale permette inoltre di distinguere gli eventi eccezionali dalle condizioni strutturali che li precedono. Nel caso delle crisi climatiche, per esempio, la documentazione può riguardare tanto un disastro improvviso quanto le conseguenze progressive sulla vita delle comunità interessate.

Il rapporto tra immagini autentiche, informazione e fiducia del pubblico

La diffusione di strumenti capaci di generare o modificare immagini realistiche ha reso ancora più delicato il rapporto tra fotografia e attendibilità dell’informazione.

Il problema non riguarda esclusivamente la produzione di immagini artificiali. Anche una fotografia autentica può essere decontestualizzata, attribuita a un evento diverso o pubblicata con una descrizione ingannevole.

Nel fotogiornalismo professionale la credibilità dipende perciò da una combinazione di elementi: provenienza dell’immagine, identificazione dell’autore, correttezza delle didascalie, verifica dei fatti e rispetto delle persone fotografate.

World Press Photo attribuisce particolare attenzione a questi aspetti attraverso il proprio sistema di valutazione, nel quale la qualità visiva deve accompagnarsi al valore giornalistico e alla correttezza della rappresentazione.

La selezione delle opere viene affidata a professionisti indipendenti, con competenze provenienti da differenti territori e ambiti della fotografia. Nell’edizione 2026 il processo ha coinvolto complessivamente 31 giurati.

La presenza di valutatori provenienti da diverse aree geografiche non elimina automaticamente le differenze interpretative, ma consente di confrontare prospettive e conoscenze dei contesti locali.

Il tema è particolarmente importante quando le immagini documentano comunità poco rappresentate nei media internazionali. La conoscenza del territorio può contribuire a individuare errori di interpretazione, semplificazioni culturali o letture condizionate dalla distanza geografica.

L’esposizione bolognese permette di affrontare queste questioni attraverso opere già sottoposte a un processo di selezione professionale, senza attribuire alla fotografia una capacità di spiegazione indipendente dalle informazioni che la accompagnano.

Gli incontri con i fotografi al Cinema Modernissimo

Accanto al percorso espositivo, World Press Photo 2026 a Bologna propone un calendario di incontri pubblici con fotografi premiati e professionisti della fotografia documentaria.

Il primo appuntamento è previsto per sabato 31 ottobre alle 11, al Cinema Modernissimo, con Paula Hornickel, premiata nell’edizione 2026 per Emma the Social Robot.

Il progetto affronta l’utilizzo dei robot sociali nelle strutture di assistenza agli anziani in Germania, osservando il rapporto fra tecnologia, solitudine e relazioni umane. È un esempio di come il concorso non sia limitato alla fotografia di guerra o alle grandi emergenze internazionali, ma comprenda anche trasformazioni sociali meno visibili nella cronaca quotidiana.

Nella stessa giornata, alle 17, è programmata una visita guidata alla mostra con Paula Hornickel e Fulvio Bugani, fotografo e presidente di Foto IMAGE.

Sabato 7 novembre, dalle 11 alle 12.30, il calendario prosegue con Alex Majoli, fotografo dell’agenzia Magnum Photos. Il suo lavoro è conosciuto per una ricerca visiva che attraversa reportage, fotografia documentaria e rappresentazione delle situazioni umane in contesti complessi.

Il 14 novembre, dalle 18 alle 19.30, sarà la volta di César Rodríguez, premiato nel 2026 per Mexico, A Changing Climate, un progetto a lungo termine dedicato agli effetti delle trasformazioni climatiche in Messico.

Il 21 novembre, dalle 11 alle 12.30, è previsto l’incontro con Davide Monteleone, fotografo italiano che ha sviluppato progetti documentari su questioni geopolitiche, sociali e ambientali.

Il programma si conclude sabato 28 novembre, dalle 18 alle 19.30, con Kiana Hayeri, fotografa iraniana premiata nell’edizione 2026 per Children Who Do Not Exist.

Gli incontri al Cinema Modernissimo sono annunciati a ingresso libero. Sono inoltre previsti due seminari nella sede di Foto IMAGE, in via delle Belle Arti 19: domenica 8 novembre con Alex Majoli e domenica 22 novembre con Davide Monteleone, entrambi dalle 10 alle 17.30, con informazioni sulle iscrizioni disponibili presso l’organizzazione.

La possibilità di ascoltare direttamente gli autori introduce un elemento che una fotografia esposta non sempre riesce a restituire completamente: le condizioni nelle quali il lavoro è stato realizzato.

Le scelte compiute durante un reportage, il rapporto con le persone fotografate e le difficoltà incontrate nella verifica delle informazioni fanno parte del processo giornalistico, anche quando rimangono invisibili nell’immagine finale.

Una collaborazione che prosegue dalle proiezioni in Piazza Maggiore

L’arrivo della mostra alla Galleria Modernissimo rappresenta un ulteriore sviluppo della collaborazione tra la Cineteca di Bologna e Foto IMAGE.

Dal 2017, infatti, il programma estivo Sotto le stelle del cinema dedica uno degli appuntamenti in Piazza Maggiore alla proiezione delle fotografie vincitrici del World Press Photo.

Anche nell’estate 2026 le immagini premiate sono state presentate sul grande schermo, durante una serata che ha coinvolto Fulvio Bugani, il giornalista e critico fotografico Michele Smargiassi e Pietro Masturzo, vincitore del World Press Photo of the Year nel 2010.

La proiezione pubblica e la mostra in galleria propongono due modalità differenti di fruizione.

Nel primo caso le fotografie vengono presentate attraverso una sequenza collettiva, accompagnata dagli interventi degli ospiti. Nel secondo il visitatore può soffermarsi sui singoli lavori, osservare i dettagli e approfondire le informazioni disponibili.

La continuità del progetto contribuisce a inserire la fotografia documentaria nella programmazione culturale cittadina, creando collegamenti con il cinema, il giornalismo e la formazione visiva.

Il ruolo della Cineteca risulta coerente anche con la natura delle immagini presentate. Fotografia e cinema documentario condividono questioni legate alla selezione del punto di vista, alla responsabilità dell’autore e al rapporto tra rappresentazione e realtà.

La presenza di fotografi internazionali durante il periodo espositivo aggiunge una dimensione professionale all’iniziativa, offrendo occasioni di confronto anche a studenti, operatori dell’informazione e persone interessate al linguaggio fotografico.

Orari, biglietti e informazioni per visitare la mostra

La mostra World Press Photo 2026 a Bologna è allestita alla Galleria Modernissimo, in piazza Re Enzo 3, nel centro storico della città, e rimane aperta fino a domenica 29 novembre.

Gli orari prevedono l’apertura lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 20. Il sabato, la domenica e nei giorni festivi l’ingresso è consentito dalle 10 alle 20. Il martedì la galleria rimane chiusa.

L’ultimo accesso è fissato alle 19, mentre il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

Il biglietto è cumulativo e comprende anche la visita a VIVA VARDA! Il cinema è donna, esposizione dedicata alla regista Agnès Varda, ospitata negli spazi della Galleria Modernissimo.

Il prezzo intero è di 14 euro, mentre il ridotto ordinario costa 11 euro. È prevista una tariffa di 7 euro per ragazze e ragazzi dai 7 ai 17 anni e per studenti e studentesse dell’Università di Bologna.

Le riduzioni ordinarie comprendono diverse categorie di visitatori e titolari di convenzioni, fra cui possessori della Card Cultura, della Bologna Welcome Card, soci Coop Alleanza 3.0, abbonati Tper, titolari della Tessera Biblioteche e persone con più di 65 anni.

I biglietti possono essere acquistati online attraverso il circuito della Cineteca oppure al Bookshop situato sotto il Voltone di Palazzo Re Enzo.

La programmazione prevede inoltre condizioni specifiche per alcune visite accompagnate, per le quali è opportuno verificare le modalità di prenotazione.

La durata dell’esposizione, superiore a un mese, consente di distribuire la visita anche nelle settimane successive all’inaugurazione, scegliendo eventualmente una data in coincidenza con gli incontri dei fotografi.

L’ultimo appuntamento pubblico del calendario è previsto il 28 novembre con Kiana Hayeri, alla vigilia della chiusura della mostra. È un’occasione per approfondire il rapporto fra la realizzazione di un reportage e la sua successiva presentazione al pubblico, attraverso il confronto con una delle autrici premiate nell’edizione internazionale.

Umberto De Filippi