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Pubblico a un grande concerto serale con la città illuminata sullo sfondo

I concerti dal vivo hanno generato in Italia un indotto economico stimato di circa 4,3 miliardi di euro nel 2025, con oltre 11 milioni di pernottamenti collegati agli eventi musicali. Sono i dati presentati il 28 ottobre 2026 da AssoConcerti, durante un convegno organizzato al Ministero della Cultura a Roma, sulla base di una ricerca commissionata all’Università di Pisa.

L’indagine permette di osservare un fenomeno che interessa direttamente le economie locali. La partecipazione a un concerto, soprattutto quando richiede uno spostamento dalla città di residenza, comporta frequentemente spese per alberghi, ristoranti, trasporti e altri servizi. Una parte del denaro movimentato dagli spettacoli raggiunge quindi attività economiche estranee all’organizzazione musicale.

Il turismo musicale in Italia assume una dimensione misurabile attraverso i comportamenti degli spettatori e le loro abitudini di consumo. La ricerca distingue le spese sostenute per assistere agli eventi da quelle effettuate durante la permanenza nelle località ospitanti, offrendo elementi utili per comprendere quanto un grande concerto possa incidere sull’economia di una città.

Il dato nazionale richiede tuttavia una lettura attenta. I 4,3 miliardi rappresentano una stima delle ricadute economiche complessive, non un fatturato direttamente incassato dagli organizzatori e neppure un incremento netto del prodotto interno lordo attribuibile alla musica.

Un mercato che supera il miliardo di euro di spesa per i concerti

I numeri presentati da AssoConcerti descrivono un mercato cresciuto anche nel 2025. Secondo il quadro illustrato durante il convegno La Canzone Popolare Live. Dati e Prospettive, gli spettacoli sono aumentati dello 0,7% rispetto all’anno precedente, mentre le presenze hanno registrato un incremento del 9,3%.

Ancora più marcata la crescita del valore economico, indicata nel 18,5%, con una spesa del pubblico superiore a 1,06 miliardi di euro. Il dato riguarda il mercato degli spettacoli e deve essere distinto dalla stima più ampia dell’indotto territoriale.

La differenza è sostanziale. L’acquisto di un biglietto alimenta direttamente il settore musicale, mentre le spese sostenute prima e dopo lo spettacolo coinvolgono imprese che operano nell’accoglienza, nella mobilità e nel commercio.

Un concerto capace di richiamare decine di migliaia di persone può quindi produrre effetti economici distribuiti tra diversi operatori. La loro intensità dipende dalla provenienza del pubblico, dalla durata del soggiorno e dalla disponibilità di servizi nelle vicinanze della sede dell’evento.

Anche la struttura del mercato presenta una forte concentrazione. Le 64 imprese associate ad AssoConcerti hanno organizzato il 5% degli eventi nazionali, ma hanno coinvolto 11,3 milioni di spettatori, pari al 43% del pubblico considerato, generando 729,6 milioni di euro di spesa, corrispondenti al 69%.

Nel segmento dei concerti con oltre 10.000 spettatori, il peso delle imprese associate diventa ancora maggiore: secondo i dati illustrati dall’associazione, organizzano l’83% degli appuntamenti, concentrando l’88% del pubblico e il 93% della spesa relativa a questa fascia.

Queste percentuali descrivono il ruolo degli operatori rappresentati da AssoConcerti e non devono essere confuse con la distribuzione dell’intero indotto turistico nazionale.

Come è stata misurata la spesa degli spettatori

La ricerca dell’Università di Pisa costituisce l’elemento più interessante dell’analisi perché cerca di quantificare le conseguenze economiche dei concerti attraverso informazioni raccolte direttamente dal pubblico.

L’indagine condotta nell’estate 2025 ha esaminato 42 concerti in sei ambiti territoriali, raccogliendo 3.691 interviste sul campo e 14.946 questionari online. Il campione comprende grandi appuntamenti nelle principali città italiane e manifestazioni musicali organizzate in località con caratteristiche turistiche differenti.

Per gli eventi analizzati, associati a circa 1,1 milioni di presenze, è stato stimato un impatto economico complessivo di 388 milioni di euro. Di questa somma, 278 milioni derivano da consumi diversi dall’acquisto dei biglietti, comprendenti ristorazione, pernottamenti, trasporti e altre spese collegate alla partecipazione.

Il rapporto tra queste due componenti mostra perché l’analisi economica degli spettacoli non possa fermarsi agli incassi della biglietteria.

La documentazione metodologica dell’Università di Pisa, già illustrata nella precedente fase della ricerca, descrive un sistema basato su questionari somministrati durante gli eventi e attraverso canali online, integrati con dati di biglietteria e altre informazioni pertinenti.

Le risposte consentono di ricostruire provenienza degli spettatori, abitudini di soggiorno e categorie di spesa. Le informazioni vengono poi utilizzate per elaborare stime riferite ai concerti esaminati e, attraverso ulteriori elaborazioni, al mercato nazionale.

La ricerca era stata avviata su un campione più contenuto nel 2024, quando erano stati analizzati 15 eventi. La successiva estensione a 42 concerti ha ampliato la base osservativa, pur senza trasformarla in una rilevazione censuaria di tutti gli spettacoli italiani.

Rimane una distinzione metodologica importante: il valore di 388 milioni riguarda il campione studiato, mentre i 4,3 miliardi rappresentano una stima riferita all’intero settore nazionale. I due importi hanno dunque perimetri differenti.

La documentazione pubblicamente consultabile permette di identificare l’impostazione generale dell’indagine, ma non consente di ricostruire integralmente tutti i coefficienti di espansione, gli intervalli di incertezza e le procedure utilizzate per ottenere il valore nazionale del 2025. Per questa ragione, l’indotto complessivo va considerato una stima economica e non una misura contabile diretta.

Roma, Milano, Napoli e Firenze: le ricadute dei grandi eventi

Le differenze territoriali emergono con maggiore chiarezza osservando i risultati relativi ai singoli gruppi di concerti.

A Roma, sette appuntamenti considerati dalla ricerca hanno prodotto un impatto economico stimato di circa 117 milioni di euro. Il campione comprende concerti di Achille Lauro, Zucchero, Cesare Cremonini, Ed Sheeran, Kendrick Lamar con SZA e Pinguini Tattici Nucleari.

La Capitale dispone di un’offerta ricettiva estesa e di collegamenti nazionali e internazionali che possono favorire l’arrivo di spettatori provenienti da altre regioni o dall’estero. La presenza di più grandi eventi distribuiti nel calendario contribuisce inoltre a creare occasioni di soggiorno in periodi differenti.

Per Milano, cinque concerti analizzati hanno generato ricadute stimate in 96,6 milioni di euro. Tra gli appuntamenti figurano le due date di Bruce Springsteen e gli spettacoli di Gabry Ponte, Dua Lipa e Linkin Park.

Nel caso milanese, la capacità di attrarre pubblico si accompagna a una rete di collegamenti ferroviari, aeroportuali e di strutture alberghiere che permette di organizzare trasferte anche di breve durata. Non tutti gli spettatori, però, pernottano necessariamente in città: una parte può rientrare nella località di provenienza dopo lo spettacolo.

A Napoli e provincia, quattro eventi esaminati, con Geolier, Imagine Dragons, Marracash e Nick Cave, hanno prodotto un impatto stimato di circa 73,2 milioni di euro.

La ricerca riporta anche un incremento annuo del 42,5% delle presenze nel comune, dato che necessita di essere interpretato nel proprio perimetro statistico. L’aumento delle presenze registrate in una città non può essere attribuito integralmente ai concerti senza un’analisi capace di isolare gli effetti degli eventi dalle altre componenti della domanda turistica.

A Firenze, tre appuntamenti, comprendenti due date di Vasco Rossi e un concerto dei Green Day, hanno generato una spesa stimata di 53,5 milioni di euro. Anche in questo caso viene segnalata una crescita delle presenze turistiche, pari al 78,6%, che non equivale automaticamente a una variazione causata dagli spettacoli.

Le cifre economiche riferite ai concerti costituiscono quindi stime specifiche, mentre le variazioni delle presenze territoriali descrivono fenomeni più ampi, sui quali possono incidere numerosi fattori.

Festival musicali e soggiorni: il caso della Toscana

Il turismo musicale in Italia non riguarda esclusivamente gli stadi e i grandi appuntamenti concentrati in una singola serata. I festival distribuiti su più giornate possono determinare comportamenti di spesa differenti, soprattutto quando la partecipazione viene associata a una vacanza.

Il Lucca Summer Festival, secondo i risultati presentati il 28 ottobre, ha generato un impatto economico stimato di circa 44 milioni di euro per il perimetro di eventi considerato nella ricerca.

La manifestazione richiama artisti italiani e internazionali e si svolge in una città che dispone già di una propria attrattività culturale e turistica. La presenza di concerti può influenzare la scelta delle date di viaggio, la durata della permanenza e l’utilizzo dei servizi locali.

Un risultato differente emerge per La Prima Estate, festival organizzato a Lido di Camaiore, con un impatto stimato di circa 4,15 milioni di euro e una spesa media per spettatore indicata in 406 euro.

La differenza tra i valori complessivi dei due festival non permette, da sola, di stabilire quale produca il maggiore beneficio relativo per il territorio. Per effettuare un confronto servirebbe considerare il numero di partecipanti, la durata delle manifestazioni, le caratteristiche della domanda e la quota di spesa effettivamente trattenuta dall’economia locale.

I festival possono inoltre favorire una distribuzione della domanda su più giornate. Questo aspetto interessa direttamente alberghi, strutture extralberghiere, ristoranti e attività commerciali, che possono beneficiare di soggiorni più lunghi rispetto a quelli associati a un singolo spettacolo.

Oltre 11 milioni di pernottamenti, ma non tutti equivalgono a nuovi turisti

Uno dei risultati più significativi della ricerca riguarda la stima di oltre 11 milioni di pernottamenti collegati alla musica dal vivo nel 2025.

Il dato contribuisce a descrivere la dimensione turistica del fenomeno, ma deve essere interpretato correttamente. Un pernottamento rappresenta una notte trascorsa da una persona in una struttura ricettiva o, secondo il perimetro della rilevazione, in un’altra forma di alloggio. Non corrisponde necessariamente a un turista distinto.

Uno spettatore che rimane tre notti nella città del concerto può contribuire al totale con tre pernottamenti. Allo stesso modo, un viaggiatore che partecipa a più eventi durante l’anno può essere conteggiato in occasioni differenti.

C’è poi il problema dell’attribuzione economica. Una persona può scegliere una destinazione principalmente per assistere a un concerto, oppure partecipare allo spettacolo durante un viaggio già programmato per altri motivi.

Nel primo caso, l’evento può rappresentare il fattore decisivo che genera lo spostamento. Nel secondo, una parte della spesa turistica sarebbe probabilmente avvenuta anche in assenza del concerto.

La distinzione è essenziale per misurare il contributo aggiuntivo del turismo musicale in Italia. La spesa associata alla presenza di uno spettatore non coincide necessariamente con la spesa che il territorio avrebbe perso senza quell’evento.

Per stimare quest’ultima servirebbero informazioni sulle motivazioni del viaggio, sui comportamenti alternativi dei partecipanti e sull’eventuale sostituzione di altre forme di consumo.

Anche l’occupazione alberghiera può presentare effetti diversi. In un periodo di bassa domanda, un grande concerto può contribuire a riempire camere che sarebbero rimaste disponibili. Durante una settimana già caratterizzata da un’elevata affluenza, invece, una parte dei visitatori potrebbe sostituirne altri, senza produrre un incremento equivalente dei pernottamenti complessivi.

Quanto spendono gli spettatori fuori dal concerto

Il presidente di AssoConcerti, Bruno Sconocchia, ha richiamato durante la presentazione una spesa media di circa 160 euro per spettatore oltre il costo d’ingresso, indicando che per il pubblico internazionale gli importi possono raggiungere anche 700 euro.

Questi valori aiutano a comprendere l’ordine di grandezza delle spese accessorie, ma non descrivono necessariamente il comportamento di ogni partecipante.

La provenienza geografica rappresenta una delle variabili decisive. Chi abita nella stessa città del concerto può limitare le proprie uscite al trasporto locale e alla ristorazione. Chi arriva da un’altra regione deve spesso sostenere costi aggiuntivi per il viaggio e, eventualmente, per il pernottamento.

Gli spettatori internazionali possono presentare profili di consumo ancora differenti, soprattutto quando la partecipazione al concerto viene inserita in un soggiorno di più giorni.

La precedente ricerca dell’Università di Pisa, relativa agli eventi del 2024, aveva già evidenziato differenze importanti.

Per i concerti di Taylor Swift a Milano, il 77% del pubblico proveniva da fuori regione, con una componente estera del 30%. La spesa media individuale era stata stimata in 570 euro, per un impatto economico complessivo di circa 73 milioni.

Nel caso degli spettacoli di David Gilmour a Roma, la quota di spettatori provenienti da altre regioni raggiungeva l’83%, con il 43% di pubblico straniero. La spesa media stimata superava gli 800 euro.

Si tratta di casi riferiti al 2024, utili per comprendere quanto possano cambiare le ricadute economiche in funzione dell’artista, della composizione del pubblico e delle modalità di viaggio. Non rappresentano valori medi applicabili indistintamente a tutti i concerti del 2025.

La spesa per il trasporto richiede inoltre un’ulteriore distinzione geografica. Un biglietto ferroviario o aereo acquistato per raggiungere una città può contribuire all’economia nazionale, ma non necessariamente a quella del comune che ospita l’evento. La stessa considerazione vale per gli acquisti effettuati attraverso intermediari con sede altrove.

L’impatto economico effettivo dipende anche dai costi sostenuti dalle città

I risultati della ricerca offrono nuovi elementi per valutare il turismo musicale in Italia come componente dell’economia culturale, ma il volume delle spese dei partecipanti rappresenta soltanto una parte del bilancio territoriale.

L’organizzazione di un grande concerto comporta infatti costi per la sicurezza, la gestione dei flussi, la pulizia, il trasporto pubblico e, in determinate circostanze, l’utilizzo temporaneo di spazi urbani.

Alcune spese sono sostenute dagli organizzatori, altre possono ricadere sulle amministrazioni pubbliche o sulle aziende che gestiscono i servizi locali. Per determinare il beneficio economico netto di un evento occorre considerare anche queste componenti.

La concentrazione di migliaia di persone in poche ore può inoltre creare pressioni sulla mobilità e sui quartieri vicini alle sedi degli spettacoli. La disponibilità di collegamenti serali, parcheggi, servizi igienici e percorsi pedonali adeguati incide sulla capacità di gestire l’affluenza.

Dal punto di vista delle imprese, il beneficio non è necessariamente uniforme. Le attività situate lungo i principali percorsi di accesso possono registrare un aumento della clientela, mentre altre potrebbero risentire di limitazioni alla circolazione o di modifiche temporanee nell’utilizzo degli spazi.

Un’analisi completa dovrebbe quindi distinguere la spesa complessiva generata dagli spettatori, il valore aggiunto effettivamente prodotto sul territorio e i costi necessari per ospitare l’evento.

Queste grandezze non sono intercambiabili. Il fatturato di un ristorante, ad esempio, comprende anche costi per materie prime, personale e forniture; non può essere considerato integralmente nuova ricchezza disponibile per l’economia locale.

Dalla crescita dei concerti alla programmazione turistica

La presentazione del 28 ottobre ha avuto anche una dimensione istituzionale. AssoConcerti ha richiamato la necessità di strumenti di sostegno strutturali per l’industria musicale, chiedendo di rafforzare il fondo dedicato alla musica popolare contemporanea istituito con la Legge di Bilancio 2026.

Il presidente Bruno Sconocchia ha indicato come obiettivo una dotazione di almeno 5 milioni di euro annui dal 2027, con la prospettiva di raggiungere successivamente i 10 milioni.

Si tratta di una richiesta dell’associazione, distinta dai risultati statistici della ricerca universitaria. La valutazione dell’opportunità di destinare ulteriori risorse pubbliche al settore richiede anche un esame dei benefici attesi, dei costi e delle possibili alternative di investimento.

Per le amministrazioni locali, i dati possono essere utilizzati nella programmazione degli eventi e dei servizi turistici. Conoscere la provenienza degli spettatori, la durata dei soggiorni e la distribuzione delle spese consente di valutare meglio le esigenze di mobilità, accoglienza e gestione delle presenze.

Un calendario musicale organizzato con sufficiente anticipo può facilitare il coordinamento con strutture ricettive e operatori dei trasporti. Può inoltre offrire indicazioni utili per distribuire gli appuntamenti durante l’anno, evitando quando possibile una concentrazione eccessiva nei periodi già caratterizzati da forte domanda.

Il turismo musicale in Italia presenta quindi caratteristiche differenti da città a città. Nelle grandi destinazioni internazionali si inserisce in un mercato turistico già consolidato; nei centri più piccoli può rappresentare una componente rilevante della domanda in determinati periodi, soprattutto quando gli eventi richiamano visitatori da fuori regione.

La disponibilità di dati comparabili diventa particolarmente importante per valutare questi effetti nel tempo. La crescita delle presenze durante un concerto può essere misurata con relativa facilità, mentre stabilire quanta parte della spesa sia effettivamente aggiuntiva richiede informazioni più approfondite.

L’estensione dell’indagine dell’Università di Pisa da 15 eventi nel 2024 a 42 nel 2025 costituisce un ampliamento della base di osservazione. Per trasformare queste rilevazioni in uno strumento stabile di programmazione territoriale sarà necessario mantenere criteri di raccolta omogenei, distinguere le diverse tipologie di pubblico e rendere confrontabili le stime tra località e annualità.

Il dato dei 4,3 miliardi offre una misura della dimensione economica attribuita al comparto. Per le città che ospitano i concerti, la questione più concreta rimane individuare quanta parte di quella spesa resta effettivamente sul territorio, quali attività ne beneficiano e in quali condizioni l’arrivo degli spettatori produce nuova domanda anziché sostituire quella già esistente.

Umberto De Filippi