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Automobili, ciclisti e pedoni attraversano un incrocio urbano regolato

Nel 2025 sono morte 19.350 persone sulle strade dell’Unione europea, circa 580 in meno rispetto all’anno precedente. Il bilancio definitivo, pubblicato dalla Commissione europea il 27 ottobre 2026, conferma una riduzione del 3% su base annua e del 15% rispetto al 2019, ultimo anno precedente alla pandemia. Il miglioramento è significativo, ma procede a una velocità insufficiente per raggiungere l’obiettivo europeo di dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030.

Le statistiche sulla sicurezza stradale Europa 2025 restituiscono una situazione molto diversa tra gli Stati membri. Alcuni Paesi hanno ridotto sensibilmente la mortalità, mentre altri registrano risultati modesti o addirittura un aumento dei decessi. Secondo la Commissione, soltanto cinque dei ventisette Stati membri stanno seguendo una traiettoria compatibile con l’obiettivo fissato per la fine del decennio.

I numeri diffusi a ottobre aggiornano le stime preliminari pubblicate a marzo 2026, quando Bruxelles aveva indicato circa 19.400 vittime. Il totale europeo è ora più preciso, sebbene alcune statistiche nazionali utilizzate per elaborarlo possano ancora essere soggette a revisioni.

Dal 2019 al 2025, il ritmo della riduzione resta insufficiente

Il confronto con il 2019 permette di valutare l’andamento della mortalità stradale senza utilizzare come riferimento il 2020, anno caratterizzato dalle restrizioni alla mobilità dovute alla pandemia. Rispetto a quel periodo, l’Unione europea conta oggi circa 3.400 vittime in meno ogni anno, una diminuzione importante che tuttavia non basta a rispettare gli impegni comunitari.

Il quadro strategico europeo prevede una riduzione del 50% delle vittime e dei feriti gravi entro il 2030, prendendo il 2019 come riferimento per misurare i progressi. L’obiettivo di lungo periodo, denominato Vision Zero, punta invece ad avvicinare a zero i decessi sulle strade entro il 2050.

A evidenziare la distanza tra i risultati raggiunti e quelli necessari è anche l’European Transport Safety Council (ETSC), organizzazione indipendente specializzata nella sicurezza dei trasporti. Nel suo ventesimo rapporto Road Safety Performance Index, pubblicato a giugno 2026, l’organizzazione aveva calcolato che, a metà del percorso verso il 2030, sarebbe stata necessaria una riduzione cumulata delle vittime di circa il 31% rispetto al 2019. Il calo effettivo si fermava invece al 15%.

Per recuperare il ritardo, secondo le valutazioni dell’ETSC, occorrerebbe raggiungere una diminuzione media delle vittime vicina al 10% all’anno nella seconda metà del decennio. Si tratta di un ritmo sensibilmente superiore a quello osservato negli ultimi anni.

La lettura dei dati sulla sicurezza stradale Europa 2025 deve quindi considerare due elementi distinti: il miglioramento effettivamente registrato e la distanza rispetto alla traiettoria necessaria per rispettare gli obiettivi comunitari. Una riduzione annuale del 3% rappresenta un risultato positivo, ma lascia ancora un divario considerevole rispetto al traguardo previsto.

Svezia e Danimarca registrano i tassi più bassi, Bulgaria e Romania restano in difficoltà

Le differenze tra gli Stati membri diventano particolarmente evidenti quando si confrontano i decessi in rapporto alla popolazione. Nel 2025 la media dell’Unione europea si è attestata a 43 vittime per milione di abitanti, contro le 44 registrate nel 2024.

La Svezia presenta il valore più basso, con 19 morti per milione di abitanti, seguita dalla Danimarca con 24. All’estremo opposto si trovano Bulgaria e Romania, rispettivamente con 71 e 68 vittime per milione. Anche la Croazia registra un livello elevato, pari a 67 decessi per milione secondo la tabella statistica pubblicata dalla Commissione.

Il divario tra Svezia e Bulgaria supera dunque un rapporto di tre a uno. Le differenze riflettono situazioni nazionali che richiedono analisi specifiche, considerando infrastrutture, caratteristiche della circolazione, esposizione al traffico, comportamenti di guida e sistemi di prevenzione. Il solo tasso di mortalità non permette di attribuire automaticamente il risultato a una determinata politica.

Un dato interessante riguarda la Romania, che rimane tra i Paesi con i livelli di mortalità più elevati, pur avendo ridotto del 30% il numero assoluto dei decessi rispetto al 2019. Anche la Bulgaria ha registrato una diminuzione del 27% nello stesso periodo.

Questi risultati mostrano perché sia necessario distinguere il livello attuale di sicurezza dalla velocità del miglioramento. Un Paese può registrare ancora molti incidenti mortali rispetto alla popolazione, ma ottenere progressi significativi nel tempo.

La Commissione europea identifica Belgio, Bulgaria, Danimarca, Polonia e Romania come gli unici cinque Stati attualmente sulla traiettoria per dimezzare i decessi entro il 2030.

Polonia in forte miglioramento, risultati contrastanti negli altri Paesi

Fra i dati più rilevanti della sicurezza stradale Europa 2025 emerge quello della Polonia. Con 1.660 vittime, il Paese ha registrato una diminuzione del 12% rispetto al 2024 e del 43% rispetto al 2019. È una delle riduzioni più consistenti osservate nell’Unione europea durante il periodo considerato.

Anche la Grecia ha ottenuto un miglioramento significativo nell’ultimo anno, con 518 decessi e una diminuzione del 22% rispetto al 2024. L’Estonia presenta una flessione annuale del 38%, passando a 43 vittime, ma il valore va interpretato considerando le dimensioni relativamente contenute della popolazione e la maggiore variabilità percentuale associata a numeri assoluti ridotti.

Non tutti i Paesi hanno seguito la stessa direzione. In Germania le vittime sono aumentate del 2% nel 2025, raggiungendo quota 2.832, mentre la Francia ha registrato 3.263 decessi, il 3% in più rispetto all’anno precedente. Incrementi sono stati rilevati anche nei Paesi Bassi, in Austria e in Croazia.

Un confronto particolarmente significativo riguarda Francia e Germania. La prima registra 49 morti per milione di abitanti, mentre la seconda si ferma a 34. La Francia presenta anche un numero assoluto di vittime superiore, nonostante abbia una popolazione inferiore.

Per interpretare correttamente queste statistiche occorre evitare di sovrapporre indicatori diversi. Il numero assoluto dei decessi misura la dimensione complessiva del fenomeno; il tasso per milione di abitanti consente un confronto demografico fra Paesi; la variazione percentuale descrive invece l’evoluzione rispetto agli anni precedenti.

Neppure il dato per abitante coincide necessariamente con il rischio associato alla percorrenza stradale. Quest’ultimo richiederebbe indicatori rapportati ai chilometri effettivamente percorsi, alla composizione del traffico e alle differenti modalità di trasporto.

Italia, 2.868 vittime e una riduzione del 5% nel 2025

Per l’Italia, la rilevazione europea riporta 2.868 morti sulle strade nel 2025, con una diminuzione del 5% rispetto al 2024 e del 10% rispetto al 2019. Il tasso nazionale si attesta a 49 decessi per milione di abitanti, sei in più rispetto alla media dell’Unione.

Il dato colloca il Paese in una posizione meno favorevole rispetto a Germania, Spagna, Danimarca e Svezia. La Spagna, per esempio, ha registrato 1.775 vittime e un tasso di 36 morti per milione di abitanti, sensibilmente inferiore a quello italiano.

Il confronto con il 2019 mostra inoltre che la diminuzione delle vittime in Italia è stata meno marcata rispetto alla media europea. Il calo nazionale del 10% si confronta con una riduzione comunitaria del 15%.

Le statistiche Istat sugli incidenti stradali del 2025 confermano il miglioramento del tasso di mortalità italiano, sceso da 51 a 49 vittime per milione di abitanti. Restano tuttavia elementi di attenzione legati ai comportamenti alla guida.

Tra le principali circostanze associate agli incidenti rilevate dall’Istituto nazionale di statistica figurano la distrazione, il mancato rispetto della precedenza, la velocità eccessiva e le manovre irregolari. Complessivamente, questi fattori rappresentano il 43,1% degli incidenti considerati nella rilevazione.

Il dato rende evidente quanto le politiche di prevenzione dipendano anche dal rispetto delle regole di circolazione, dalla vigilanza e dalla capacità di intervenire sui comportamenti più frequentemente associati agli incidenti.

Strade extraurbane e utenti vulnerabili, dove si concentra il rischio

L’analisi europea individua nelle strade extraurbane, escluse le autostrade, una delle principali aree critiche. Secondo i dati relativi al 2024 richiamati dalla Commissione nel marzo 2026, il 53% delle vittime si era registrato su questa rete viaria, contro il 38% nelle aree urbane e circa l’8% sulle autostrade.

La distribuzione è rilevante perché sulle strade extraurbane possono combinarsi velocità elevate, intersezioni, accessi laterali e infrastrutture con caratteristiche di protezione differenti. La gravità delle conseguenze di un incidente dipende in misura importante dall’energia dell’impatto e dalle condizioni della strada.

Negli ambienti urbani assume invece particolare rilievo la protezione degli utenti vulnerabili. Pedoni, ciclisti, motociclisti e utilizzatori di altri mezzi leggeri sono maggiormente esposti alle conseguenze fisiche di una collisione rispetto agli occupanti di veicoli dotati di sistemi di protezione passiva.

Le informazioni preliminari diffuse a marzo 2026 indicavano che, sulla base della distribuzione delle vittime disponibile, gli occupanti delle automobili rappresentavano il 44% dei decessi, gli utilizzatori di motocicli e ciclomotori il 21%, i pedoni il 18% e i ciclisti il 9%.

Nelle aree urbane la quota delle vittime appartenenti alle categorie vulnerabili raggiungeva invece il 70%.

Anche l’età costituisce una variabile importante. La Commissione richiama l’elevata esposizione delle persone anziane, soprattutto quando si spostano a piedi o in bicicletta. Per la prevenzione diventano quindi rilevanti la progettazione degli attraversamenti, la gestione delle velocità, la visibilità delle intersezioni e la separazione dei flussi di traffico nei punti più pericolosi.

Accanto ai morti, resta il problema delle lesioni gravi. La Commissione stima che, per ogni vittima della strada, circa cinque persone riportino ferite gravi, per un totale europeo vicino a 100.000 casi all’anno. Il fenomeno comporta conseguenze sanitarie, sociali ed economiche che proseguono spesso molto oltre il momento dell’incidente.

Le misure europee e le prime indicazioni sul 2026

Le informazioni sulla sicurezza stradale Europa 2025 arrivano mentre l’Unione europea sta riesaminando l’efficacia delle politiche adottate per il decennio 2021-2030.

La Commissione ha pubblicato nel 2026 una valutazione intermedia del quadro europeo per la sicurezza stradale, confermando che i progressi ottenuti non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Le responsabilità operative rimangono prevalentemente in capo alle autorità nazionali e locali, che gestiscono la rete viaria, i controlli e gli interventi sul territorio. L’Unione europea interviene invece attraverso le norme sulla sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture, i requisiti per le patenti di guida, la cooperazione tra Stati e il sostegno ai progetti di prevenzione.

Tra le iniziative più recenti figurano l’aggiornamento delle disposizioni europee sulle patenti e il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera per perseguire le infrazioni stradali. La Commissione ha inoltre presentato una proposta per migliorare i controlli sull’idoneità tecnica dei veicoli.

Le prime indicazioni relative al 2026 lasciano intravedere alcuni segnali incoraggianti. Nel primo semestre, il numero di Paesi che hanno comunicato una riduzione delle vittime superiore al 5% è risultato maggiore di quello degli Stati che hanno registrato un aumento.

Si tratta però di dati provvisori, che richiedono cautela per la variabilità dei risultati nazionali e per la distribuzione stagionale degli incidenti, particolarmente rilevante nei mesi estivi.

La prossima verifica del percorso europeo passerà anche dalla conferenza sulla sicurezza stradale prevista a Bruxelles il 23 novembre 2026, dedicata al bilancio intermedio della strategia comunitaria e all’impiego dei dati nelle politiche di prevenzione.

Per avere un quadro consolidato dell’intero 2026 sarà invece necessario attendere marzo 2027, quando la Commissione prevede di pubblicare le nuove statistiche preliminari. Saranno questi numeri a mostrare se la diminuzione delle vittime osservata nel 2025 avrà trovato continuità e se la distanza dagli obiettivi del 2030 avrà iniziato a ridursi più rapidamente.

Umberto De Filippi