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Visitatori passeggiano tra i filari di un vigneto italiano vicino a una cantina.

L’Italia ha accolto 30 mila turisti statunitensi arrivati appositamente per una vacanza enogastronomica nel 2025, il doppio rispetto all’anno precedente. La spesa generata da questi viaggiatori ha raggiunto i 42,3 milioni di euro. Sono alcuni dei dati presentati da ENIT in occasione di Vinitaly USA 2026, organizzato a New York il 26 e 27 ottobre, dove la promozione delle destinazioni italiane legate al vino ha affiancato le attività commerciali delle aziende vitivinicole.

La partecipazione dell’Agenzia Nazionale del Turismo ha riportato l’attenzione sulle possibilità di sviluppo dell’enoturismo italiano negli Stati Uniti, un mercato nel quale l’interesse per i vini italiani può tradursi anche nella scelta di visitare cantine, vigneti e territori di produzione.

L’appuntamento newyorkese, ospitato al Pier 36 di Manhattan, ha riunito 300 espositori italiani e circa 2.500 etichette, con un programma dedicato agli operatori della distribuzione, della ristorazione e dell’ospitalità. Per ENIT è stata anche l’occasione per illustrare le dimensioni della domanda turistica americana e presentare un progetto informativo destinato a raccogliere l’offerta enoturistica delle regioni italiane.

Turisti americani in Italia, aumentano arrivi, pernottamenti e spesa

Gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati esteri più importanti per il turismo italiano. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi ENIT sui dati della Banca d’Italia, nel primo semestre del 2026 sono arrivati nel nostro Paese 1,9 milioni di viaggiatori statunitensi, che hanno generato oltre 17,7 milioni di pernottamenti.

Rispetto ai primi sei mesi del 2025, il numero dei viaggiatori è aumentato del 6,2%, mentre le presenze sono cresciute del 7,6%. Anche la spesa turistica ha registrato un incremento, pari al 7,5%.

La crescita riguarda il complesso dei viaggi dagli Stati Uniti verso l’Italia, indipendentemente dalla motivazione. Comprende quindi soggiorni culturali, vacanze nelle città d’arte, viaggi di piacere e altre tipologie di spostamento. Non sarebbe corretto attribuire questi risultati interamente al turismo del vino.

Il segmento enogastronomico viene invece individuato attraverso una classificazione più specifica della motivazione del viaggio. Nel 2025, i 30 mila visitatori statunitensi arrivati in Italia principalmente per esperienze legate alla gastronomia e al vino hanno prodotto una spesa complessiva di 42,3 milioni di euro.

Considerando il valore totale, la spesa media risulta di circa 1.410 euro per viaggiatore. Si tratta di un rapporto tra la spesa complessiva e il numero di turisti appartenenti a questa categoria, non del prezzo medio di un soggiorno enologico organizzato.

Il confronto con il 2024 evidenzia un raddoppio dei viaggiatori per motivazioni enogastronomiche. Tuttavia, il dato non comprende necessariamente tutti i turisti americani che, durante una vacanza organizzata per altri motivi, partecipano a degustazioni o visitano aziende vinicole.

Questa distinzione è decisiva per valutare correttamente le prospettive dell’enoturismo italiano negli Stati Uniti. Il numero di persone che scelgono l’Italia principalmente per il vino e la gastronomia rappresenta un indicatore diverso rispetto alla platea, potenzialmente più ampia, di visitatori interessati a inserire un’esperienza enologica nel proprio itinerario.

Le intenzioni di viaggio indicano un interesse elevato per l’Italia

L’interesse internazionale per le destinazioni vitivinicole emerge anche dalle elaborazioni ENIT basate sui dati UniCredit-Nomisma Wine Monitor 2025.

Secondo l’analisi, il 98% degli enoturisti intervistati dichiara di voler ripetere almeno un’esperienza di viaggio legata al vino nei successivi due o tre anni. L’Italia risulta inoltre la destinazione preferita per future esperienze enoturistiche nell’85% dei casi, davanti alla Francia, indicata dal 65%.

Le percentuali descrivono le preferenze e le intenzioni dichiarate nel campione analizzato. Non corrispondono a prenotazioni già effettuate e non possono essere automaticamente estese all’intera popolazione statunitense.

Resta comunque significativo il posizionamento dell’Italia, soprattutto perché il turismo enologico coinvolge attività che possono essere facilmente integrate in vacanze di durata maggiore.

La visita a una cantina può inserirsi in un itinerario tra città storiche e borghi, mentre una degustazione guidata permette di conoscere vini e prodotti gastronomici locali senza necessariamente dedicare l’intero soggiorno a un’unica zona di produzione.

Per lo sviluppo dell’enoturismo italiano negli Stati Uniti, la possibilità di raggiungere anche i viaggiatori che non partono esclusivamente per il vino costituisce una prospettiva commerciale concreta. Il risultato dipende però dalla disponibilità di esperienze accessibili, riconoscibili e facilmente organizzabili prima della partenza.

Un turista che conosce un’etichetta italiana attraverso un ristorante americano, ad esempio, può essere interessato a visitare il territorio nel quale viene prodotta. Affinché quell’interesse diventi una prenotazione servono informazioni attendibili sulla localizzazione delle cantine, sulle modalità di visita, sulle lingue disponibili e sui collegamenti con le altre attrazioni della zona.

Cantine e territori, come cambia l’offerta enoturistica

Il patrimonio vitivinicolo italiano comprende destinazioni molto differenti tra loro, dalle aree collinari del Piemonte e della Toscana ai territori vulcanici della Sicilia, fino alle zone di produzione del Veneto e alle numerose denominazioni distribuite lungo la penisola.

Le differenze riguardano i vitigni, i metodi produttivi, i paesaggi e le tradizioni gastronomiche. Per il visitatore internazionale questi elementi diventano parte dell’esperienza, soprattutto quando la degustazione viene accompagnata dalla conoscenza del territorio.

La Toscana mantiene una forte riconoscibilità grazie alle aree del Chianti, di Montalcino e di Montepulciano, mentre le Langhe piemontesi sono strettamente associate ai vini Barolo e Barbaresco. In Sicilia, il territorio dell’Etna offre un’esperienza legata alla viticoltura vulcanica e alle caratteristiche del paesaggio.

Accanto alle destinazioni già conosciute esistono aree produttive meno presenti negli itinerari internazionali, che possono trovare nel turismo del vino uno strumento per ampliare la propria visibilità.

Il tema è stato affrontato anche durante il programma di wine2wine Vinitaly Business Forum, che ha dedicato una sessione alle scelte dei turisti americani e alla concentrazione delle visite nelle regioni e nelle cantine più note.

La distribuzione dei flussi rappresenta una questione importante: un aumento generale dell’interesse per il vino italiano non garantisce automaticamente benefici economici uniformi a tutti i territori produttivi.

Secondo il Global Wine Tourism Report 2025, realizzato dalla Hochschule Geisenheim University insieme a organismi internazionali e operatori del settore, degustazioni, visite in cantina e percorsi nei vigneti rientrano tra le attività enoturistiche più diffuse.

Il rapporto, basato su un’indagine che ha coinvolto 1.310 aziende vinicole in 47 Paesi, rileva inoltre una crescente attenzione verso le esperienze gastronomiche, le iniziative culturali e le attività a contatto con la natura.

Per le aziende, tuttavia, organizzare visite turistiche comporta esigenze diverse rispetto alla produzione e alla commercializzazione del vino. Occorrono personale dedicato, spazi idonei, gestione delle prenotazioni e capacità di accogliere visitatori con esigenze linguistiche e culturali differenti.

La disponibilità di servizi in inglese assume particolare rilievo per l’enoturismo italiano negli Stati Uniti, soprattutto nelle aree rurali dove l’offerta ricettiva e i trasporti possono risultare meno strutturati rispetto alle principali destinazioni turistiche.

Un settore da 3,1 miliardi di euro e le opportunità per i piccoli centri

Le stime richiamate da ENIT attribuiscono all’enoturismo italiano un valore economico di circa 3,1 miliardi di euro. Il dato riguarda il comparto nel suo insieme e non il contributo dei soli visitatori americani.

La dimensione economica del settore aiuta a comprendere perché il turismo legato al vino sia diventato una componente delle strategie di promozione nazionale.

Le attività enoturistiche possono generare ricavi per le cantine attraverso visite, degustazioni e vendita diretta, ma la spesa dei visitatori coinvolge anche alberghi, agriturismi, ristoranti, guide e servizi di trasporto.

Nei territori rurali la possibilità di costruire soggiorni di più giorni assume un valore particolare. Una visita limitata a poche ore produce effetti economici differenti rispetto a un itinerario che comprende pernottamenti, ristorazione e ulteriori attività locali.

Anche la distribuzione stagionale dei flussi merita attenzione. Le esperienze nelle cantine possono essere organizzate in diversi periodi dell’anno, mentre la vendemmia offre opportunità specifiche concentrate in settimane che cambiano secondo le zone di produzione e l’andamento della stagione.

Il Ministero del Turismo ha inserito la valorizzazione dell’enoturismo tra le priorità di promozione internazionale, individuando nelle aree rurali e nei piccoli centri alcuni dei territori che potrebbero beneficiare maggiormente dello sviluppo del comparto.

Il valore economico stimato, tuttavia, non fornisce da solo indicazioni sulla distribuzione dei ricavi tra regioni, imprese e operatori. Per valutare gli effetti effettivi della crescita servono informazioni anche sulla durata dei soggiorni, sulla spesa locale e sulla capacità delle destinazioni di trattenere una parte significativa della domanda.

Vinitaly USA 2026, la promozione del vino incontra quella dei viaggi

La terza edizione di Vinitaly USA ha segnato il trasferimento della manifestazione a New York dopo le precedenti edizioni organizzate a Chicago.

L’evento, promosso da Veronafiere insieme a ITA-Italian Trade Agency, si è svolto il 26 e 27 ottobre al Pier 36, con la partecipazione di produttori, consorzi e rappresentanze regionali italiane.

Le 300 realtà espositrici hanno presentato circa 2.500 etichette, affiancando agli incontri commerciali un programma di degustazioni, attività formative e approfondimenti professionali.

Nel calendario erano presenti anche iniziative dedicate al turismo del vino, con particolare attenzione alle abitudini dei visitatori americani e alle opportunità di sviluppo delle destinazioni italiane.

ENIT ha previsto per il 27 ottobre una conferenza stampa con la partecipazione dell’amministratrice delegata Ivana Jelinic e di Gianluca Caramanna, consigliere del ministro del Turismo per i rapporti istituzionali.

La partecipazione dell’Agenzia ha collegato due attività economiche complementari, ma distinte: la vendita di vino italiano sul mercato americano e la promozione dei territori nei quali quel vino viene prodotto.

La presenza di un’etichetta nella distribuzione statunitense può contribuire a far conoscere una denominazione, mentre la visita alla cantina permette di approfondirne storia, caratteristiche produttive e rapporto con il paesaggio.

Per le imprese vitivinicole si tratta di attività con modalità operative differenti. Gli incontri con importatori e distributori riguardano l’accesso ai canali commerciali, mentre i rapporti con tour operator e professionisti del turismo possono favorire l’inserimento delle cantine negli itinerari rivolti ai viaggiatori internazionali.

L’enoturismo italiano negli Stati Uniti può quindi beneficiare della notorietà dei vini italiani, ma richiede una promozione specifica delle esperienze turistiche, con interlocutori e strumenti diversi da quelli utilizzati per la semplice commercializzazione delle bottiglie.

Il nuovo hub ENIT per raccogliere l’offerta enoturistica delle regioni

Tra le iniziative presentate in occasione di Vinitaly USA 2026 compare la realizzazione di un hub editoriale dedicato all’enoturismo, ospitato sul sito ENIT e disponibile in italiano e in inglese.

Il progetto nasce con l’obiettivo di mettere a disposizione una panoramica dei territori vitivinicoli delle regioni italiane e delle rispettive proposte turistiche.

La sezione dedicata all’enoturismo raccoglie già contenuti sulle destinazioni regionali, affiancati da informazioni sulle caratteristiche del settore e sulle principali esperienze disponibili.

La consultazione dei territori attraverso un unico spazio informativo può facilitare il lavoro degli operatori internazionali, che spesso devono confrontare destinazioni geograficamente distanti e offerte turistiche gestite da soggetti differenti.

Un tour operator americano interessato a costruire un itinerario enologico ha bisogno di individuare le aree produttive, comprendere quali esperienze siano disponibili e stabilire collegamenti con le altre tappe del viaggio.

La disponibilità di informazioni in lingua inglese può inoltre favorire la conoscenza di destinazioni meno presenti nei circuiti turistici internazionali, riducendo la dipendenza dalle zone già consolidate.

L’hub è presentato principalmente come un archivio informativo e descrittivo. Non va quindi confuso con una piattaforma centralizzata di prenotazione: la presenza di schede territoriali non implica necessariamente la possibilità di acquistare direttamente visite, degustazioni o pacchetti turistici.

Per trasformare l’interesse verso una destinazione in una visita effettiva rimangono determinanti la qualità delle informazioni operative e la possibilità di entrare in contatto con le strutture che offrono i servizi.

La nuova iniziativa ENIT può contribuire a rendere più leggibile la distribuzione dell’offerta vitivinicola nazionale, superando almeno in parte la frammentazione delle informazioni disponibili tra enti territoriali, consorzi e singole aziende.

È un passaggio significativo soprattutto per le destinazioni minori, che spesso dispongono di prodotti riconoscibili e di un patrimonio paesaggistico rilevante, ma incontrano maggiori difficoltà nel raggiungere autonomamente il pubblico internazionale.

La possibilità di consultare contenuti regionali in inglese rappresenta quindi uno strumento utile per la promozione dell’enoturismo italiano negli Stati Uniti. La sua efficacia dipenderà anche dall’aggiornamento delle informazioni e dalla capacità degli operatori locali di rendere concretamente accessibili le esperienze presentate.

Umberto De Filippi