Il 27 ottobre 2026, a un giorno dal terzo anniversario della morte di Matthew Perry, Netflix ha pubblicato The One About Matthew Perry, una docuserie in tre episodi dedicata alla vita dell’attore diventato celebre per il ruolo di Chandler Bing in Friends. Il progetto, diretto da Mary Robertson, ricostruisce il percorso professionale e personale dell’interprete americano attraverso testimonianze di familiari, amici di lunga data e collaboratori, accompagnate da fotografie e filmati inediti provenienti dall’archivio privato della famiglia.
Il documentario su Matthew Perry è disponibile anche nel catalogo italiano della piattaforma, con doppiaggio e sottotitoli in italiano. La pubblicazione arriva in una ricorrenza particolarmente significativa: l’attore morì il 28 ottobre 2023, a 54 anni, lasciando un’eredità televisiva legata soprattutto a una delle sitcom più popolari degli ultimi decenni.
La serie sceglie di affiancare alla notorietà pubblica di Perry i ricordi delle persone che lo hanno conosciuto lontano dalle telecamere. Un’impostazione che permette di ripercorrere il successo a Hollywood, le difficoltà legate alla dipendenza da sostanze e l’impegno personale dell’attore nel sostegno a chi affrontava problemi analoghi.
Tre episodi per ricostruire una carriera segnata da successi e difficoltà personali
The One About Matthew Perry è articolato in tre puntate, della durata rispettivamente di 58, 61 e 62 minuti. La struttura segue un percorso prevalentemente cronologico, dalla formazione dell’attore fino agli ultimi anni della sua vita, lasciando spazio alle testimonianze di chi ha condiviso con lui esperienze professionali e private.
Il primo episodio, intitolato Parte I, racconta l’infanzia, le prime aspirazioni artistiche e l’ingresso nel mondo dello spettacolo. Il passaggio decisivo coincide con il 1994, quando Perry viene scelto per interpretare Chandler Bing in Friends. La serie della NBC, trasmessa fino al 2004 per dieci stagioni e 236 episodi, trasforma il giovane attore in un volto conosciuto a livello internazionale.
La seconda puntata affronta il periodo in cui le difficoltà con alcol e farmaci diventano sempre più presenti nella sua vita. Il racconto segue il rapporto tra impegni professionali, percorsi di cura e ricadute, mostrando quanto fosse complesso conciliare la continuità del lavoro televisivo con una condizione di salute che richiedeva attenzione e assistenza.
L’ultimo episodio ripercorre una grave emergenza medica, i successivi tentativi di recupero e le circostanze che precedono la morte. La narrazione comprende anche il ricorso a trattamenti farmacologici, un argomento che richiede particolare precisione per distinguere le terapie mediche dalle condizioni che determinarono il decesso.
La distribuzione italiana conferma la disponibilità di tutti e tre gli episodi, senza una pubblicazione settimanale. Il documentario su Matthew Perry si presenta quindi come un racconto unitario, con una durata complessiva di circa tre ore, costruito per seguire lo sviluppo della sua storia senza separare completamente carriera e vicende personali.
Le testimonianze della sorella Mia Perry Bowick e degli amici più stretti
Uno degli elementi principali della produzione è la partecipazione di Mia Perry Bowick, sorella dell’attore, che ha contribuito al progetto condividendo ricordi personali e materiali conservati dalla famiglia. La sua testimonianza permette di osservare Perry attraverso una relazione familiare, distante dalle dinamiche promozionali che accompagnavano le apparizioni pubbliche della star.
Bowick, psicoterapeuta e autrice, aveva precedentemente evitato altre occasioni di raccontare pubblicamente la storia del fratello. In occasione della presentazione della docuserie ha spiegato a Netflix che partecipare alla realizzazione del progetto le ha consentito di affrontare anche il proprio percorso di elaborazione del lutto.
Le fotografie e i video privati costituiscono una componente significativa del documentario su Matthew Perry. Il materiale familiare affianca le immagini televisive e cinematografiche, offrendo una prospettiva diversa rispetto alle interviste promozionali e alle apparizioni nei programmi di intrattenimento.
Tra le persone coinvolte figurano anche David Pressman e Roger Castillo, amici dell’attore, insieme a professionisti che hanno lavorato con lui in momenti differenti della carriera.
Il racconto comprende interventi di Warren Littlefield, ex presidente della divisione intrattenimento della NBC, e di Jeff Strauss, sceneggiatore e produttore che ha lavorato alla prima stagione di Friends. Compare inoltre Kevin Pollak, attore che ha condiviso esperienze professionali con Perry.
La produzione coinvolge persone legate anche ai suoi percorsi di recupero, tra cui Tim Harrington, conosciuto durante un incontro di sostegno nel 2001, ed Evelyn Sallinger, incontrata durante un periodo di riabilitazione nel 2017.
Non partecipano invece alle interviste i cinque protagonisti superstiti di Friends: Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc e David Schwimmer. La loro assenza delimita la prospettiva narrativa della serie, che concentra il racconto soprattutto sulle relazioni familiari e sulle amicizie sviluppate dall’attore durante la sua vita.
Da Chandler Bing agli altri progetti televisivi, il peso di Friends nella memoria collettiva
Il successo di Matthew Perry rimane strettamente associato a Chandler Bing, personaggio che ha contribuito a definire il linguaggio comico di Friends. L’ironia, le battute rapide e la capacità di utilizzare il sarcasmo per esprimere insicurezza hanno reso Chandler uno dei protagonisti più riconoscibili della serie.
La popolarità del personaggio ha attraversato diverse generazioni grazie alle repliche televisive e alla successiva distribuzione sulle piattaforme di streaming. Il rapporto tra pubblico e interprete è rimasto così particolarmente intenso anche molti anni dopo la conclusione della sitcom.
La carriera di Perry, tuttavia, comprendeva altre esperienze nel cinema, in televisione e a teatro. Tra i suoi lavori figurano il film Fools Rush In, uscito nel 1997, e la serie Studio 60 on the Sunset Strip, ideata da Aaron Sorkin e trasmessa tra il 2006 e il 2007. Successivamente l’attore ha partecipato anche a Mr. Sunshine, una commedia televisiva del 2011 alla quale aveva contribuito come ideatore e produttore esecutivo.
Il documentario su Matthew Perry permette di considerare queste esperienze all’interno di una carriera spesso ricordata quasi esclusivamente attraverso il ruolo più celebre. Le testimonianze dei collaboratori aiutano a ricostruire il lavoro dell’attore, le sue capacità comiche e le difficoltà che hanno accompagnato alcune fasi della sua attività.
La centralità di Friends rappresenta anche un problema narrativo per qualsiasi ricostruzione biografica: milioni di spettatori hanno conosciuto Perry attraverso un personaggio interpretato per dieci anni, sviluppando inevitabilmente una percezione pubblica influenzata dalla finzione televisiva.
Le immagini private e i ricordi di familiari e amici contribuiscono a distinguere queste due dimensioni. Il racconto biografico può così restituire spazio a esperienze che non coincidevano con il carattere di Chandler Bing, evitando di interpretare automaticamente la vita personale dell’attore attraverso le caratteristiche del suo personaggio.
La dipendenza da sostanze e il racconto della salute senza spettacolarizzazione
Le difficoltà di Perry con alcol e farmaci erano note da tempo e furono affrontate pubblicamente dallo stesso attore. Nel 2022 pubblicò l’autobiografia Friends, Lovers, and the Big Terrible Thing, nella quale raccontò diversi momenti della propria vita, compresi i ricoveri, i trattamenti e i tentativi di recupero.
Il libro rappresenta un riferimento importante per comprendere come Perry avesse scelto di parlare apertamente della dipendenza prima della sua morte. Le sue dichiarazioni contribuirono a richiamare l’attenzione su una condizione che può coinvolgere persone con storie e situazioni sociali molto differenti.
La dipendenza da sostanze è una condizione clinica complessa, nella quale possono alternarsi periodi di miglioramento, ricadute e nuove necessità terapeutiche. Descriverla esclusivamente come una successione di errori individuali rischia di trascurarne gli aspetti sanitari, psicologici e relazionali.
Il documentario su Matthew Perry dedica spazio alle persone che hanno condiviso alcuni di questi passaggi, compresi amici conosciuti durante i programmi di recupero. Le testimonianze consentono di ricostruire la continuità dei rapporti personali e il sostegno ricevuto o offerto dall’attore.
Perry aveva infatti partecipato anche ad attività di sensibilizzazione e sostegno alle persone con problemi di dipendenza. Nel 2013 ricevette un riconoscimento alla Casa Bianca per il suo impegno a favore del recupero dalle dipendenze.
Questa parte della sua storia permette di comprendere perché il tema della salute occupi una posizione rilevante nella docuserie. Il lavoro svolto a favore di altre persone non cancella le difficoltà vissute dall’attore, così come la sua malattia non può essere utilizzata per definire da sola l’intera esperienza personale e professionale.
La scelta di affidare il racconto a persone direttamente coinvolte richiede comunque una distinzione tra ricordi individuali e informazioni cliniche documentate. Le testimonianze possono descrivere comportamenti, relazioni ed esperienze osservate, ma non sostituiscono le valutazioni mediche e gli accertamenti ufficiali.
La morte del 28 ottobre 2023 e le circostanze accertate dalle autorità
Matthew Perry fu trovato privo di sensi nella piscina della propria abitazione a Los Angeles il 28 ottobre 2023. Gli accertamenti del Dipartimento del medico legale della Contea di Los Angeles stabilirono successivamente che il decesso era stato provocato dagli effetti acuti della ketamina.
Nel rapporto ufficiale, pubblicato il 15 dicembre 2023, furono indicati come fattori contribuenti l’annegamento, una patologia coronarica e gli effetti della buprenorfina, un farmaco utilizzato anche nel trattamento del disturbo da uso di oppioidi. La morte venne classificata come accidentale.
La ketamina è una sostanza impiegata in ambito medico per determinate indicazioni e in specifiche condizioni di somministrazione e controllo. La sua presenza nel racconto degli ultimi mesi di Perry non deve quindi essere confusa con un giudizio generale sull’efficacia o sulla sicurezza dei trattamenti prescritti e supervisionati da professionisti sanitari.
La distinzione è particolarmente rilevante perché il rapporto medico-legale individuò concentrazioni di ketamina nel sangue dell’attore non spiegabili con l’ultima infusione terapeutica documentata, effettuata circa una settimana e mezzo prima della morte.
Le vicende giudiziarie successive hanno riguardato anche le modalità attraverso le quali la sostanza era stata procurata e somministrata. Si tratta di accertamenti distinti dalla ricostruzione sanitaria e personale della dipendenza, che richiedono di separare le responsabilità individuali dai problemi medici affrontati da Perry.
La terza puntata della produzione Netflix dedica attenzione agli ultimi eventi della sua vita. Nel documentario su Matthew Perry, questa parte della storia si collega alle testimonianze delle persone che gli erano vicine e al lungo percorso di cura che aveva preceduto la morte.
La presenza di informazioni mediche e giudiziarie non trasforma però la serie in un’indagine scientifica autonoma. Le circostanze cliniche accertate rimangono quelle documentate dalle autorità competenti, mentre il contributo principale del racconto audiovisivo riguarda la ricostruzione delle esperienze e delle relazioni personali.
La regia di Mary Robertson e il ruolo degli archivi familiari
Alla direzione di The One About Matthew Perry c’è Mary Robertson, regista vincitrice di un Emmy e già coinvolta nella realizzazione di produzioni documentarie dedicate al mondo dello spettacolo, tra cui Quiet on Set: The Dark Side of Kids TV.
La serie è prodotta da Maxine Productions, società appartenente a Sony Pictures Television. Tra i produttori esecutivi figurano Robertson, Lisa Kalikow, Eli Holzman e Aaron Saidman.
L’impostazione del progetto si fonda sull’accostamento tra interviste originali, materiali d’archivio e ricostruzione biografica. La disponibilità di fotografie e video familiari inediti consente di ampliare la documentazione visiva rispetto ai materiali normalmente utilizzati nei programmi retrospettivi dedicati alle celebrità.
L’accesso agli archivi privati offre soprattutto informazioni sulla dimensione quotidiana della vita dell’attore. Le immagini conservate dai familiari possono documentare momenti e relazioni che non erano destinati alla diffusione pubblica, pur rimanendo materiali selezionati e inseriti in una precisa costruzione narrativa.
Anche per questo motivo, le testimonianze rappresentano un elemento interpretativo del documentario, non una ricostruzione necessariamente completa di tutti gli avvenimenti. I ricordi personali sono influenzati dall’esperienza di chi racconta, dal tempo trascorso e dal rapporto avuto con il protagonista.
La partecipazione di Mia Perry Bowick assume particolare rilievo proprio per questa ragione. Il suo contributo restituisce una prospettiva familiare, mentre gli interventi dei collaboratori professionali aiutano a ricostruire il rapporto di Perry con il lavoro e con l’ambiente televisivo.
Dove vedere The One About Matthew Perry in Italia
Il documentario su Matthew Perry è disponibile su Netflix Italia dal 27 ottobre 2026. La scheda italiana della piattaforma presenta le tre puntate come Parte I, Parte II e Parte III, con classificazione 13+.
Oltre all’audio originale in inglese, sono disponibili il doppiaggio italiano, l’audiodescrizione in italiano e i sottotitoli nella stessa lingua. La piattaforma indica inoltre la possibilità di scaricare gli episodi sui dispositivi compatibili, secondo le condizioni previste dal servizio.
La classificazione anagrafica non esaurisce tuttavia le indicazioni relative ai contenuti. La produzione affronta dipendenze, consumo di sostanze, ricoveri, ricadute e morte, argomenti che possono risultare particolarmente delicati per alcune persone.
La scelta di pubblicare la docuserie alla vigilia del terzo anniversario della scomparsa colloca il progetto in un momento di rinnovata attenzione verso la memoria dell’attore. Accanto alla diffusione internazionale di Friends, le testimonianze raccolte da Netflix rendono accessibili materiali e ricordi che appartenevano prevalentemente alla sua sfera privata.
Il risultato è una ricostruzione affidata soprattutto a persone che hanno conosciuto Matthew Perry in circostanze differenti, dai primi successi televisivi ai periodi più difficili. Un patrimonio di testimonianze che si aggiunge all’autobiografia pubblicata nel 2022 e alla documentazione già disponibile sulla sua carriera, contribuendo ad ampliare il racconto pubblico della sua vita oltre i dieci anni trascorsi sul set di Friends.










