{"id":2354,"date":"2021-02-19T14:30:06","date_gmt":"2021-02-19T13:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.smilecityitalia.net\/home\/?p=2354"},"modified":"2021-02-19T14:30:19","modified_gmt":"2021-02-19T13:30:19","slug":"riconoscimento-facciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.smilecityitalia.net\/home\/riconoscimento-facciale\/","title":{"rendered":"Riconoscimento facciale: come funziona la tecnica biometrica che consente di riconoscere una persona"},"content":{"rendered":"\n<p>Non \u00e8 solo il settore della sicurezza a fare un uso sempre pi\u00f9 frequente del <strong>riconoscimento facciale<\/strong>. Se \u00e8 vero che gli scopi di sorveglianza attirano molte attenzioni, \u00e8 altrettanto vero che questa tecnica \u00e8 destinata a entrare a far parte di molti altri campi della nostra vita di tutti i giorni, soprattutto per finalit\u00e0 commerciali. Ma di che cosa si tratta nello specifico? Stiamo parlando di una <strong>tecnica biometrica<\/strong> per mezzo della quale \u00e8 possibile identificare una persona in maniera univoca attraverso l\u2019analisi e il confronto con modelli che possono richiamare i contorni del suo viso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come avviene il riconoscimento facciale<\/h2>\n\n\n\n<p>Non esiste una sola <strong>tecnica di riconoscimento facciale<\/strong>: \u00e8 possibile distinguere, per esempio, quello regionale adattativo e quello generalizzato. In quasi tutti i sistemi, comunque, il funzionamento avviene sulla base dei vari punti nodali di una faccia. L\u2019identificazione della persona avviene sulla base dei valori che vengono misurati in funzione della variabile associata alle parti del viso. Il tutto si svolge in maniera rapida, anche perch\u00e9 la <strong>tecnologia 3D<\/strong> e gli altri approcci pi\u00f9 avanzati stanno garantendo una rapida evoluzione delle tecniche di riconoscimento facciale, che cos\u00ec fanno venir meno i problemi che caratterizzano i sistemi attuali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I punti di forza<\/h2>\n\n\n\n<p>Ma che cosa cambia tra il riconoscimento facciale e le altre <strong>tecniche biometriche<\/strong>? Prima di tutto, il fatto che si tratta di un approccio non a contatto. Si catturano le immagini a distanza, e il soggetto interessato non \u00e8 chiamato a interagire in maniera diretta. Inoltre, l\u2019aspetto economico \u00e8 favorevole: stiamo parlando di una tecnologia che richiede <strong>un\u2019elaborazione meno dispendiosa<\/strong> rispetto a quella che contraddistingue tecniche biometriche di altro tipo. Anche per questo motivo vi si pu\u00f2 ricorrere per rilevare la partecipazione di persone a eventi o la loro presenza in determinati luoghi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I punti deboli<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019altro lato della medaglia, tuttavia, riguarda le condizioni in cui il riconoscimento facciale pu\u00f2 essere utilizzato: \u00e8 chiaro, infatti, che vi si pu\u00f2 far affidamento solo se l\u2019illuminazione \u00e8 buona e c\u2019\u00e8 abbastanza luce per garantire una <strong>messa a fuoco ottimale<\/strong> del viso. Se la luce non \u00e8 sufficiente, il livello di affidabilit\u00e0 si riduce, e lo stesso avviene anche quando un volto \u00e8 oscurato, almeno in misura parziale. C\u2019\u00e8, poi, un altro aspetto che deve essere preso in considerazione: la <strong>riduzione di efficacia<\/strong> che si registra con le varie espressioni del viso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La tecnologia<\/h2>\n\n\n\n<p>Quasi tutti i programmi di riconoscimento facciale funzionano per mezzo di immagini a due dimensioni, sia perch\u00e9 le fotocamere realizzano <strong>scatti in 2D<\/strong>, sia perch\u00e9 le immagini sui social network \u2013 da Instagram a Facebook \u2013 sono in 2D. Il problema \u00e8 che i visi in due dimensioni non garantiscono un livello di qualit\u00e0 elevato in termini di accuratezza, dal momento che si tratta di immagini prive di profondit\u00e0 e piatte che fanno venir meno particolari <strong>caratteristiche di identificazione<\/strong>. In sostanza, anche se le immagini 2D consentono di misurare la larghezza della bocca o la distanza tra le pupille, altre caratteristiche non possono essere esaminate: per esempio la prominenza della fronte o la lunghezza di un naso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il riconoscimento a tre dimensioni<\/h2>\n\n\n\n<p>La <strong>tecnologia 3D<\/strong> pu\u00f2 comunque essere impiegata per rimediare a tali inconvenienti. La tecnica denominata lidar \u00e8 quella che viene adoperata per il riconoscimento facciale a tre dimensioni, e non \u00e8 molto diversa dal sonar che si adopera in ambito marittimo. In pratica, una specie di impulso laser viene proiettato sul volto dai dispositivi di scansione. Tale impulso si riflette sul volto per poi essere ripreso mediante una fotocamera infrarossi del telefono. Il dispositivo \u00e8 in grado di misurare quanto tempo occorre affinch\u00e9 ciascun bit di <strong>luce infrarossi<\/strong> venga rimbalzato dal volto e poi ritorni sul telefono stesso. La tridimensionalit\u00e0 funziona proprio per questo: per esempio il percorso della luce che viene riflessa dalle orecchie \u00e8 pi\u00f9 lungo di quello della luce che viene riflessa dal naso. Tali informazioni vengono sfruttate dalla telecamera IR per realizzare una <strong>mappa di profondit\u00e0 unica<\/strong> di tutta la faccia. La tecnologia 3D, quindi, pu\u00f2 integrare quella 2D essendo in grado di incrementare in misura notevole il livello di precisione garantito dal programma di riconoscimento facciale. Al tempo stesso, si riduce il rischio di incappare in falsi positivi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le termocamere<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel caso in cui si debba procedere a un riconoscimento facciale in condizioni di scarsa luminosit\u00e0, invece, il problema pu\u00f2 essere risolto con il ricorso a una <strong>termocamera<\/strong>. Uno strumento di questo tipo \u00e8 diverso dalla lidar in quanto non emette luce infrarossi: si limita a rilevare, invece, la luce infrarossi che proviene dagli oggetti. Quelli freddi emettono poca luce infrarossi, mentre quelli caldi ne generano molta di pi\u00f9. Le <strong>termocamere pi\u00f9 all\u2019avanguardia<\/strong> dal punto di vista tecnologico, poi, contribuiscono a un riconoscimento facciale ottimale perch\u00e9 hanno la capacit\u00e0 di rilevare minime differenze di temperatura (per questo sono termocamere) sulle superfici.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come funziona una termocamera<\/h2>\n\n\n\n<p>Per usufruire del riconoscimento facciale garantito da una termocamera, c\u2019\u00e8 bisogno di foto multiple, e ognuna di queste immagini si focalizza su uno specifico <strong>spettro di luce infrarossa<\/strong>. I dettagli maggiori vengono forniti dallo spettro a onde lunghe. Le immagini infrarossi, inoltre, sono in grado di estrarre dal viso di un soggetto la mappatura dei suoi <strong>vasi sanguigni<\/strong>, che pu\u00f2 essere sfruttata nello stesso modo delle impronte digitali. Non solo: vi si pu\u00f2 ricorrere per identificare delle cicatrici o delle contusioni.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Lo sblocco dei dispositivi con il viso<\/h2>\n\n\n\n<p>Una delle applicazioni pi\u00f9 comuni della tecnica di riconoscimento facciale consiste nello sblocco dei dispositivi tramite il viso. Uno <strong>smartphone<\/strong>, per esempio, fotografa la faccia dell\u2019utente ed effettua una misurazione della distanza dei suoi tratti. Nel momento in cui si deve sbloccare il device, \u00e8 sufficiente inquadrarsi il viso. Va detto che, almeno per il momento, dispositivi diversi possono garantire livelli di <strong>accuratezza<\/strong> estremamente differenti. Ma anche gli stessi filtri di Snapchat o di Instagram lavorano sulla base del riconoscimento facciale, in virt\u00f9 di algoritmi che capiscono se una bocca \u00e8 aperta, dove si guarda, e cos\u00ec via.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 solo il settore della sicurezza a fare un uso sempre pi\u00f9 frequente del riconoscimento facciale. 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