Battiato, la diagonale e il divertimento
Senza offendere nessuno, sono cose che non apprezzo: le manifestazioni di piazza, le barricate finiscono per danneggiare le battaglie stesse”. E’ questo l’unico commento che si lascia scappare Franco Battiato commentando le esternazioni del cantante Manu Chao, arringapopolo scelto come simbolo del popolo di Seattle pronto a manifestare a Genova contro il G8. Ancora una volta grazie. Grazie per il rigore che ogni volta il musicista siciliano manifesta nelle esibizioni e nelle interviste.
Dando ancora una volta prova della sua particolare vocazione a non far parte di nessun gregge musicale imperante, Battiato oggi rappresenta il più fertile, vivace, stimolante e divertente protagonista della nostra musica. Se ne è avuta la riprova sabato 30 giugno nella splendida cornice di piazza xx Settembre in quel di Fano, dove il nostro si è esibito nel Ferro Battuto tour.
Due ore e mezza di musica senza soluzione di continuità, una carrellata antologica di suoi vecchi successi, una serie di cover che per usare un’espressione dello stesso Franco, allargano il cuore come Il cielo in una stanza, Insieme a te non ci sto più di Paolo Conte, La canzone dell’amore perduto di De Andrè oltre a Ruby Tuesday dei Rolling Stones e Hey Joe portata al successo da Jimi Hendrix, il tutto montato e costruito con una leggerezza inconsueta.
Senza tante gerarchie cronologiche con i pezzi tutti schiacciati nel presente il concerto ha tenuto presente tutte le esperienze fatte dal compositore siciliano con un occhio di riguardo, e non poteva essere altrimenti, ai brani più accattivanti e ritmici e all’ultimo splendido album Ferro Battuto che si innestava benissimo nel clima della serata. Così pezzi recenti come Bist du bei mir con il suo ritornello in tedesco e Il cammino interminabile cantata quasi interamente in siciliano finivano per essere acclamate tanto quanto Centro di gravità o L’era del cinghiale bianco.
Senza rinunciare ad un’orchestra di archi di 19 elementi che si aggiungeva alla sua ormai consolidata band, il cantautore ha dato la sensazione di divertirsi per primo di fronte ad un pubblico che lo sollecitava a freddure, battute, interventi fuori programma.
Esercizio sterile alla fine della bella serata individuare quale pezzo fosse riuscito meglio se Bandiera bianca o E ti vengo a cercare, se La cura o Summer on a solitary Beach, se Shock in my town o Voglio vederti danzare o la nuova Running against the grain. Non si ricercava la qualità musicale, la perfezione dell’esecuzione ma ricreare un momento di comunione collettivo, una festa divertita senza tanti luccichii in scena.
Le luci erano bianche e fisse, il palco curato ed essenziale ma scarno come non si addice ad un grande della musica, ciò nonostante Battiato è stato mesmerico, magnetico nel suo rapporto con il pubblico. “Quel che conta è cercare di utilizzare lo straordinario strumento che è la canzone per trasmettere sentimenti importanti, sbandamenti, dubbi…, qualsiasi cosa che dia il senso della comunicazione tra individui che stanno compiendo lo stesso viaggio” ha detto al termine.
Anche il professor Sgalambro, che ormai accompagna Battiato da 7 anni, ha voluto partecipare alla festa proponendo 3 versioni del tutto personali de La vie en rose, Besame Mucho e Me gustas tu del succitato Manu Chao (grossolana e gonfia di ironia quest’ultima, con Battiato che sghignazzava nel retropalco). Gradevole ma non strettamente necessario. Necessario è stato semmai tutto il resto.
Abbiamo già scritto che questa è musica dionisiaca che obbedisce a padre Nietzsche. Battiato, da gran sacerdote, anche questa volta ha officiato il rito, sempre uguale ma sempre diverso. Se ognuno di noi ha un percorso già tracciato, è pur vero che la diagonale di Franco è sempre ricca di sorprese.
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