La storia infinita dell'ex-Fim di P.S.Elpidio Magazine n.1
di Adriano Santato
Oggi la FIM (già fabbrica di concimi e polifosfati per agricoltura) testimonia non solo un ramo estinto dell’industrialismo del ‘900. Essa, infatti, incarna anche un sistema proprietario che, riconvertendosi, ha abbandonato al degrado un complesso di fabbricati, parzialmente inquinati da metal-li pesanti, su una superficie di 7,3 ettari sul lungomare del centro città. Qualcuno poteva dubitare che oggi un’area del genere, per di più circondata da estesi prati demaniali, potesse essere oggetto di una variante urbanistica che prevede il totale abbattimento dell’esistente e la costruzione di appartamenti, un albergo e supermercati? Eppure, è proprio questo che oggi il sindaco di Porto Sant’Elpidio, Paolo Petrini, difende fieramente con la motivazione che una simile variante sia l’unico modo per muovere l’interesse privato e quindi risolvere il caso FIM.
Un passo indietro. La FIM (1906-1981) pur essendo stata per lungo tempo la principale attività di Porto S.Elpidio, ha vissuto un dorato isolamento rispetto alle prevalenti attività artigiane, agricole e quella sussidiaria della pesca. Origina di qui la mancata identificazione della fabbrica nel tessuto urbanistico in espansione e conseguentemente di disinteresse da parte del paese di allora. Il locale circolo di Legambiente, attivo dal 1986, poteva in nome di questo disinteresse accettare una banale lottizzazione in un luogo di grande significato ambientale e memoriale? Poteva accettare la demolizione di un fabbricato, “la Cattedrale”, costituito internamente da un ordito ligneo unico nel suo genere nelle Marche? Avremmo negato non solo la storia del nostro circolo, ma almeno 20 anni di lotte ambientaliste in Italia. Il nostro silenzio avrebbe avallato la rinuncia all’ultimo simbolo di questa città. Non ci siamo stati a cavalcare il disinteresse e ad approfittare della disinformazione diffusasi. Da anni, ed in un crescendo che quest’anno ci ha visti forti protagonisti, perseguiamo come primo obiettivo il mantenimento ed il riuso della Cattedrale e l’eliminazione della variante urbanistica che prevede seconde case. Non vogliamo che la FIM diventi l’ennesimo scempio della costa.
Il vincolo che la Sopraintendenza ha recentemente apposto sulla FIM, è stata una grande e bella novità. Il ricorso al vincolo, inviato dal sindaco al TAR, si può ben associare all’uso strumentale che è stato fatto dell’inquinamento al solo scopo di pervenire comunque alla demolizione dell’esistente. La storia della FIM è lunga e sta in buona parte nelle cartelle, nei fascicoli, nelle rassegne fotografiche che “ingombrano” la nostra sede. Ma sta anche in numerose iniziative che abbiamo intrapreso da soli e con nuovi amici, nonché in storie di opportunismi, strumentalizzazioni, super esperti, bonifiche iniziate e poi sospese, progetti fatti e rifatti, cose dette e ritrattate, fideiussioni miliardarie impugnate e cause pendenti. Il tutto con una proprietà in liquidazione e delegata a poteri invisi-bili ed a mutevoli accordi privati.
Il Circolo è parte integrante di una storia che vede come protagonisti la città indifferente e quella interessata, la città che considera la FIM una disgrazia e quella che la vede come una risorsa. Abbiamo promosso curiosità ed interesse attorno a quello che prima era un oggetto misterioso. Se non ci fosse stata Legambiente, forse, la FIM sarebbe già completamente demolita, a modo loro “bonificata” e la costruzione dei palazzi pronta a partire. Va detto che i pericoli sono tutt’altro che scongiurati. Dobbiamo continuare a lavorare tutti. Noi abbiamo un progetto di immediata realizzabilità, da valutare con la città, affinché la FIM sia restituita a Porto Sant’Elpidio e non solo.
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