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Da papa Pio IX ai guardiani del Faro

Da papa Pio IX ai guardiani del Faro


Magazine n.1
di Lorenzo Baiocchi

Sulla lapide c’è scritto che fu fatto da Pio IX nel 1860 per dirigere la rotta delle na-vi, cosa che fece diligentemente – bombar-damenti e frane permettendo – fino al giorno della pensione. Ma oggi, grazie all’impegno e alla passione dei giovani vo-lontari di Legambiente Marche, è tornato ad essere un punto di riferimento, se non per i naviganti, almeno per quanti hanno voglia di ammirare la città da uno dei suoi punti di maggior interesse ambientale, paesaggistico e storico. Parliamo del vec-chio faro di Ancona, il quale sorge sulla sommità del Colle dei Cappuccini, e di un gruppo di ragazzi e ragazze (studenti e lavoratori) che hanno colto al volo l’opportunità concessa dal Comune a Le-gambiente di gestirne l’apertura settimanale al pubblico. E così ogni week-end, per tutto l’anno, coppie di volontari opportunamente formati organizzano turni per accogliere i visitatori e farli salire fin sulla cima della torre e godere di un panorama indimenticabile sul centro storico, il porto, la cattedrale di San Ciriaco ed il famoso “gomito” (ankòn) che dà il nome alla città. Quindicimila presenze ad un anno dall’apertura, già superate le ventimila a tutt’oggi, grazie anche a scolaresche in visita e a un ricco cartellone estivo di spettacoli serali. Insomma, se l’intenzione era quella di sottrarre tutta l’area – quella dei colli Cappuccini-Cardeto – al degrado e all’abbandono e restituirla alla cittadinanza in tutto il suo valore, certamente il successo dell’iniziativa di rendere fruibile la struttura del Vecchio Faro costituisce un ottimo viatico in tal senso. Spetta ora al Comune proseguire sulla strada già intrapresa, della trasformazione della suddetta area in Parco attrezzato, così da soddisfare le richieste di valorizzazione del luogo, espresse a chiare lettere dalla maggior parte dei visitatori. Dal canto loro i volon-tari (o “Guardiani del Faro”, come si sono simpaticamente ribattezzati) non si accon-tentano di aprire e chiudere i battenti, raccogliere firme, o regalare scampoli di informazione ai curiosi. Vogliono crescere, prendere parte ad iniziative in difesa dell’ambiente e del patrimonio culturale locali – com’è nello spirito di Legambiente – e lo hanno già dimostrato nelle giornate speciali di “Salvalarte” e “Porte aperte al Parco del Cardeto”. Ci auguriamo che il loro esempio sia contagioso ovunque!




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