NO ALL’ECOMOSTRO BELLICO Urbino, con la variante al prg via libera al nuovo magazzino della Benelli Armi
LEGAMBIENTE: “NO ALL’ECOMOSTRO BELLICO”
L’associazione ambientalista invita l’amministrazione comunale a recedere da uno scempio che comprometterà per sempre il paesaggio e la vocazione turistica della città della pace
Fermare al più presto il monumento alle armi della Benelli. Con l’approvazione della variante al PRG in Consiglio Comunale, lo spettro del nuovo magazzino che la società produttrice di armi vorrebbe realizzare nei pressi della stazione ferroviaria di Urbino, accanto a quello già esistente, sembra destinato a materializzarsi. Per questo Legambiente, che non ha dubbi sull’entità e la gravità dello scempio che si andrebbe consumando con la realizzazione di un capannone di 15 metri di altezza per 70 metri di lunghezza di sicuro impatto visivo sul centro storico rincara la dose della protesta, avendo espresso la propria ferma e assoluta contrarietà al paventato progetto anche durante l’ultimo direttivo regionale dell’associazione tenutosi il 5 dicembre. “Un vero e proprio ecomostro bellico – dichiara Alessandro Bolognini, Presidente del Circolo Legambiente “Le Cesane” – che oltre a deturpare ulteriormente una zona già particolarmente compromessa, quale la valle sotto il Palazzo Ducale, comprometterà per sempre il paesaggio di Urbino, sorgendo come un enorme parallelepipedo a circa 300 metri in linea d’aria dalle mura. L’impatto paesaggistico sarà irrimediabile e a farne le spese saranno la vocazione turistica e artistica della città, che non a caso è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco. Per dare il via libera al magazzino della Benelli Armi, si è richiesta una variante al PRG, che si traduce in uno stravolgimento, in chiaro contrasto con i principi di sviluppo sostenibile che Urbino ha sposato aderendo ad Agenda 21”. E poi, sostiene Legambiente, non è paradossale che un siffatto “monumento alle armi” sorga proprio ad Urbino, ribattezzata città della pace? “Ci auspichiamo che l’amministrazione scelga di recedere al più presto da questa scellerata previsione – conclude Luigino Quarchioni, Presidente Legambiente Marche – o quantomeno che si opti per una riduzione dei volumi. Meglio sarebbe localizzare il capannone in una delle aree industriali vicine, che più appropriata e servita dalle infrastrutture, non creerebbe problemi al paesaggio architettonico”. E se finora, né l’azienda né il Sindaco hanno preso in dovuta considerazione l’impatto ambientale di un magazzino di queste proporzioni, Legambiente, con le forze locali del comitato cui ha aderito, intende lanciare un appello per chiedere il sostegno di forze politiche, intellettuali e mondo accademico: tutti coloro insomma, che hanno a cuore la salvaguardia di Urbino.
MONICA CERIONI
CIGNO INFORMA ANNO IV n. 2 dicembre 2004
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