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Testimonianze - America under attack

Testimonianze - America under attack


Luis Garcia - infermiere - scopre che i corpi sono sepolti sotto 60 centimetri di detriti, polvere e cenere:

«Molti veicoli di soccorso passano sopra i corpi di molte persone. D'altra parte ce n'è ovunque».

Rudy Weindler - pompiere – lavora tra le macerie ininterrottamente per 12 ore, salva quattro persone, tra cui una donna incinta:

«Ho perso il conto delle persone morte che ho visto - ha spiegato il pompiere - è assolutamente molto peggio di quanto possiate immaginare».

Clyde Ebanks - presidente di una compagnia di assicurazioni – in ufficio al 103esimo piano della torre Sud è testimone oculare del primo attacco terroristico, il suo capo urla «Guardate la!!! »… vede l’aereo schiantarsi contro la torre Nord.

Angelo Otchy - guardia nazionale:

«Ho camminato tra migliaia di pezzi di corpi umani. Ho incontrato una donna che non si ricordava più come si chiamava e aveva il volto completamente coperto di sangue».

Mike Ben Fanter – impiegati all’81esimo piano: «La gente stava impazzendo, ho cercato di radunarli al centro dell’ufficio, eravamo una quarantina, ci siamo poi diretti verso le scale. Al 68esimo piano ci siamo fermati, si sentiva la gente urlare. C’era una donna su una sedia a rotelle, l’abbiamo portata giù in braccio fino al quinto piano, dove poi siamo usciti in strada. A quel punto vedevamo la gente che si gettava dalla cima dell’edificio».


Jennifer Brickhouse:

«A un certo punto cadeva di tutto. E il fumo usciva da tutte le parti. La gente urlava, cadeva, e si gettava fuori dalle finestre».


Peter Di Cerbo - impiegato di banca al 47esimo piano:

«Ho sentito il palazzo scuotersi - racconta, - l'urto mi ha sbattuto per terra. È stato come un grande ruggito, a quel punto il palazzo ondeggiava. È stata questa la cosa che mi ha davvero spaventato».

Anonima:

«Lavoro al World Trade Center sarei dovuta essere là, ma mio figlio mi ha fatto far tardi questa mattina. Mi abbracciava e non voleva che andassi a lavorare, mi ha salvato la vita!».

Donald Burns, in fuga dall'82esimo piano incrocia quattro persone sulla rampa delle scale: «Ho cercato di aiutarli, ma non volevano che nessuno li toccasse. Il fuoco aveva sciolto la loro pelle e i vestiti. Erano letteralmente sbrindellati».


Dorinda Davie - impiegata - attraversa il ponte trascinandosi sulle ginocchia sanguinanti:

«La gente saltava giù dalle finestre, li ho visti con i miei occhi. Altri venivano colpiti dai detriti. Ora voglio solo tornarmene a casa».

Teresa Foxx – impiegata bancaria a un isolato dal World Trade Center – ha appena lasciato sua figlia Trinity di 15 mesi al Discovery Learning Center, la scuola al quinto piano di un edificio accanto alle torri:

«Da quando l’ho iscritta a quella scuola ho sempre pensato con orrore a quella bomba del 1993». corre verso l’asilo, scontrandosi contro la gente in fuga, la bambina è stata messa in salvo a pochi isolati da lì: «L'ho solo presa in braccio e stretta forte a me. Piangevo e con me piangevano gli altri genitori, ma almeno siamo riusciti a riabbracciare i nostri figli. Quando sono tornata a casa ho detto a mio marito: “ora capisco quelli che si buttano negli edifici in fiamme”».

John Maloney - security di una web company: «Non so come siano i cancelli dell’inferno ma sicuramente assomigliano a tutto questo. Sono un veterano del Vietnam, ma non ho mai visto nulla di simile».


Emmanuel Urzi - dall’84esimo – testimone oculare del primo impatto:

«Ho preso l’ultimo ascensore che è sceso dalla torre due prima del secondo tragico impatto».


Monet Harris - autista di mezzi pubblici - racconta con la tristezza negli occhi: «Quelle due torri erano un punto di riferimento. Le guardavi e sapevi dov’eri. Ora non ci sono più».



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