Ecomafia 2003 - le Marche Ancona, 9 Aprile 2003 - Comunicato Stampa
PRESENTATO A ROMA IL RAPPORTO ECOMAFIA 2003 DI LEGAMBIENTE SU CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E ILLEGALITA’ AMBIENTALE CON REALACCI, MATTEOLI, RUSSO, VIGNA, BIANCO, FONTANA
E' DI NUOVO EMERGENZA ABUSIVISMO
BOOM DEL MERCATO DEL MATTONE ILLEGALE: +9% NEL 2002
MARCHE
COSTRUZIONI ABUSIVE IN AUMENTO
QUARCHIONI: “UN REATO AMBIENTALE ACCERTATO OGNI 14 ORE”
REATI AL PATRIMONIO ARTISTICO CULTURALE: NELLA NOSTRA REGIONE AUMENTANO DI OLTRE IL 50% NEL 2002
RIFIUTI: LE MARCHE SI CONFERMANO REGIONE DI TRANSITO
L'andamento ha delle analogie con quello della borsa. Il Governo decide sgravi fiscali per il settore dell'auto? Ecco che il valore delle aziende del settore quotate a Piazza Affari cresce immediatamente. Allo stesso modo: fa capolino a Palazzo Chigi o nelle due Camere il condono edilizio? Impennata dei titoli della criminalità organizzata alla borsa immobiliare ecomafiosa. Qui, a dire il vero, l'incentivo non ha bisogno nemmeno dell'ufficialità, di diventare proposta, decreto, legge. Basta parlarne, ipotizzare, formulare il progetto e il cemento illegale torna a crescere, prospera, rifiorisce. E' accaduto questo nei due anni appena trascorsi, il 2001 e il 2002. Il Governo Berlusconi, a più riprese e anche recentemente, ha lasciato intendere che una sanatoria dell'abusivismo era allo studio. Risultato: dopo la stagione delle demolizioni e i conseguenti quattro anni di costante diminuzione del settore del mattone illegale, tra il 2001 e il 2002 le costruzioni fuorilegge sono cresciute del 9% e al Sud ogni quattro nuove case almeno una è realizzata senza nessuna autorizzazione.
Che sia di nuovo allarme rosso, emergenza abusivismo edilizio appare con chiarezza dai resoconti di Ecomafia 2003 di Legambiente, l'ottavo Rapporto sulla criminalità organizzata redatto dall'associazione ambientalista che traccia un bilancio dettagliato dei forti interessi criminali che minano il territorio, mettono a rischio la salute dei cittadini, sottraggono risorse a una imprenditoria sana e pulita. Il dossier è stato presentato oggi a Roma nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di Ermete Realacci, presidente nazionale di Legambiente, di Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio, di Paolo Russo, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, di Enrico Fontana, responsabile ambiente e legalità di Legambiente, di Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, di Enzo Bianco, presidente Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza.
Vediamole allora, nel dettaglio, queste cifre sul nuovo abusivismo edilizio: nel 2002 è tornato a sfondare nel nostro Paese il muro delle 30mila costruzioni illegali: esattamente 30.821, secondo le stime elaborate dal Cresme, per una superficie complessiva di 4.204.380 metri quadrati e un valore immobiliare stimabile in 2.102 milioni di euro. L’incremento rispetto al 2001 è del 9%, ovvero 2.544 case abusive in più. S’inverte così bruscamente, dopo la “frenata” già segnalata in Ecomafia 2002, un ciclo virtuoso cominciato nel 1999 (a partire non solo simbolicamente, dalla demolizione del Fuenti) che aveva visto decrescere, costantemente, il numero di nuove costruzioni illegali. Il 55% del nuovo abusivismo edilizio si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (nell’ordine, come numero di case illegali, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), ma anche nelle Marche il fenomeno è in crescita. La regione del Picchio è al quattordicesimo posto nella classifica di settore, con 471 infrazioni accertate da un’indagine del Cresme.
"Non ci sono purtroppo dubbi sulla principale causa scatenante di questa riscossa del ‘mattone selvaggio’ - sottolinea Ermete Realacci - l’annunciato, anche se finora fortunatamente scongiurato, terzo condono edilizio”.
Più in generale resta elevatissimo il numero di infrazioni ambientali accertate nel nostro Paese (19.453), quello delle persone denunciate (16.651), quello dei sequestri (4.479). Anche se qui va spesa più di una parola positiva per l'azione di contrasto delle forze dell'ordine, che hanno modificato le loro capacità investigative. La tendenza attuale vede oggi una progressiva, verrebbe da dire autonoma, capacità di orientarsi verso la qualità dei reati su cui si indaga piuttosto che sulla quantità (è dovuta a questo l'apparente riduzione del numero dei reati accertati nel 2002), e l’accorato appello che si è levato da moltissimi uffici giudiziari italiani, sulla beffa delle prescrizioni, dovrebbero indurre il Governo, la maggioranza parlamentare e l’opposizione, a fare uno scatto nella direzione giusta. Ne guadagnerebbero il patrimonio ambientale del nostro Paese, la salute dei cittadini, tutte le imprese che lavorano nella legalità, investono in innovazione e qualità.
La “legalità organizzata” ha invece dato i suoi frutti soprattutto sul versante ecomafioso del ciclo illegale dei rifiuti. Legambiente si è fortemente battuta perché venisse introdotto nel nostro Paese almeno il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, l’articolo 53 bis del decreto Ronchi. Oggi possiamo sostenere, numeri alla mano, che grazie a quello sforzo, e all’impegno di esponenti politici sia di centro-destra sia di centro-sinistra, le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria stanno ottenendo importanti risultati contro le vere e proprie organizzazioni criminali attive nella gestione dei rifiuti: 49 le persone arrestate tra il 2002 e il gennaio del 2003; 177 le persone denunciate; 36 le società coinvolte; 12 le regioni interessate dai traffici illegali.
“Per le Marche la situazione emersa dal rapporto ecomafia –dichiara Luigino Quarchioni, presidente di Legambiente Marche – non è certo tra le più allarmanti, ma ciò non significa che dobbiamo abbassare la guardia. Infatti, le 595 infrazioni ambientali certificate nel 2002 (una ogni 14 ore) non ci possono far stare tranquilli”.
La quantità di rifiuti che continua a sparire dalla sempre difficoltosa contabilità del settore, del resto, è davvero impressionante: una nuova montagna, alta 1.120 metri per tre ettari di base, pari a 11,2 milioni di tonnellate di rifiuti, si è andata ad aggiungere a quella “spuntata” nel precedente Rapporto Ecomafia. “A fronte dei rifiuti industriali che mancano all’appello – continua Quarchioni – e soprattutto in considerazione che la nostra è sempre più individuata come regione di passaggio dei rifiuti speciali (i quali attraversano le Marche provenienti da Lombardia, Veneto e Piemonte, per raggiungere le aziende di trattamento e smaltimento del sud) il nostro territorio è sottoposto ad alto rischio di smaltimento illegale. Del resto non mancano i precedenti di aziende specializzate colte in fragranza mentre utilizzavano le nostre piazzole di sosta per sversare rifiuti industriali o, peggio, liquami tossico-nocivi. Di fronte a ciò non ci rimane che intensificare e rafforzare la rete dei controlli fino a costituire, e questa è la proposta che lanciamo al Governo regionale, un vero e proprio osservatorio marchigiano sulle illegalità che abbia tra gli obiettivi principali quello di coordinare le attività di controllo e raccogliere tutti i dati utili”.
Anche se il recente furto nell'area archeologica di Pompei (seguito per fortuna dall'immediato ritrovamento) e altri segnali invitano a mantenere più che desta l'attenzione, sembra alleggerirsi al contrario la pressione sul nostro patrimonio artistico e archeologico: diminuisce, infatti, il numero di furti censiti dal Comando tutela patrimonio culturale dell’Arma dei carabinieri, che passano dal 2.090 del 2001 ai 1.539 del 2002, insieme al numero di opere trafugate (18.566 rispetto alle 30.012 del 2001). “Nel territorio marchigiano, invece – osserva il presidente regionale di Legambiente –, la tendenza al ribasso non è confermata, anzi siamo nettamente in controtendenza. Nel corso del 2002 s’è registrato un aumento significativo, passando dagli 82 furti del 2001 ai 132. Questo segnale ci inquieta, soprattutto per il significato che rappresenta il nostro straordinario patrimonio artistico culturale. Se da un lato questo costituisce un pezzo della nostra identità regionale, dall’altro è senza dubbio veicolo per la valorizzazione, la conoscenza e lo sviluppo futuro delle Marche”.
"Oltre ad aver raccolto una enorme mole di informazioni con Ecomafia 2003 vogliamo formulare una proposta semplice e allo stesso tempo ambiziosa: realizzare in questa legislatura una riforma organica dell’attuale sistema di tutela penale dell’ambiente. Che mostra, con l’eccezione dell’art. 53 bis del decreto Ronchi, tutta la sua inefficacia. Fa davvero male a chi, come noi, è impegnato sul versante difficile della legalità ambientale leggere, in quasi tutte le relazioni con cui è stato inaugurato l’anno giudiziario in corso, che i reati ambientali sono, duole dirlo ma è la verità, a prescrizione certa. Per contrastare questa tendenza è necessario avviare, nel Governo e in Parlamento, un confronto serrato, nei tempi e nei contenuti, per definire quali siano i reati ambientali che meritano, vista la loro pericolosità, di essere inseriti nel nostro Codice penale. Poche fattispecie, come si dice in gergo, chiare e misurate. E un adeguato sistema di sanzioni amministrative, per il resto. Senza dimenticare, in un caso come nell’altro, un adeguato ed effettivo risarcimento dei danni eventualmente causati. Abbiamo già riproposto un disegno di legge che individua le ipotesi di reato e le sanzioni già discusse e persino varate dal Governo durante la precedente legislatura. Una griglia di definizioni è stata messa a punto dal Consiglio d’Europa. Altrettanto si accinge a fare la Commissione europea, con una specifica direttiva. Altri Paesi europei hanno da tempo inserito i reati ambientali nei loro codici, come non ci stanchiamo di ripetere. Quello che serve, in Italia, è la volontà politica di arrivare a strumenti legislativi che rendano più semplice, certa, immediata l'azione di repressione delle ecomafie e della illegalità in campo ambientale. Perché dobbiamo imparare a non convivere con la mafia".
Michele Paoletti (338/8774573)
Ufficio stampa Legambiente Marche
|
|