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GIÙ LE MANI DAL PAESAGGIO RURALE MARCHIGIANO

GIÙ LE MANI DAL PAESAGGIO RURALE MARCHIGIANO


Ancona, 01/02/2002 Comunicato Stampa

GIÙ LE MANI DAL PAESAGGIO RURALE MARCHIGIANO

LEGAMBIENTE GIUDIUCA INOPPORTUNA LA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DI MODIFICA DELLA L.13/90: “NORME EDILIZIE PER IL TERRITORIO AGRICOLO”

PER LE MARCHE IL PAESAGGIO RURALE RAPPRESENTA UNA VERA E PROPRIA IDENTITÀ STORICO CULTURALE: GUAI SE ANDASSE ALTERATO

Le modifiche ambientali alla Legge Regionale 13/90 “Norme edilizie per il territorio agricolo” proposte con la P.d.L. 92/2001 al Consiglio Regionale, ed in discussione presso la quarta commissione consiliare, sono a dir poco scandalose, con il risultato di compromettere ulteriormente il territorio agricolo marchigiano.
Le migliaia di costruzioni pseudo agricole costruite nei decenni scorsi (vere e proprie palazzine a tre o quattro piani), hanno profondamente alterato il paesaggio agricolo delle Marche, reso famoso in tutto il mondo anche dalle poesie del Leopardi. Così facendo si è deturpato un patrimonio di case coloniche. Queste strutture, infatti, sono state in parte abbandonate, in parte mandate in via di disfacimento, o magari recuperate, spesso con profonde trasformazioni, e adibite a ville di lusso per fini che nulla hanno a che vedere con l’uso agricolo. Per impedire tale fenomeno la Regione Marche emanò la legge regionale 13/90, proprio nell’intento di evitare il ripetersi di questo fenomeno favorendo contemporaneamente sia il recupero del patrimonio edilizio esistente in zone agricole, sia la qualità della vita degli agricoltori. Analogamente, alla fine degli anni ’90, attraverso il P.P.A.R. (Piano Paesaggistico Ambientale Regionale D.C.R. 197/89) agli articoli 37 e 38 era stata prevista sia la tutela degli elementi diffusi del paesaggio, che quella d’interesse storico ambientale. Le competenze di ciò, sono state assegnate agli strumenti urbanistici generali dei comuni, i quali, in sede d’adeguamento del P.P.A.R., dovevano dettare le prescrizioni per la tutela delle costruzioni edilizie e delle tecniche produttive di interesse storico, culturale e tradizionale. Compete inoltre ai comuni, in sede di redazione del Piano regolatore generale, l’esecuzione del censimento delle case coloniche così come stabilito dalla normativa vigente, nell’intento di salvaguardare tale patrimonio edilizio.
Con la Proposta di Legge numero 92/2001 in questione, si vuol dare un colpo di spugna a quanto già recepito da buona parte degli strumenti urbanistici generali in vigore, facendo tornare così indietro la regione di oltre 20 anni. Non si vuole certo colpire la categoria dei coltivatori diretti, che in questi anni hanno assicurato, anche con grandi sacrifici, il livello della produzione agricola ed il presidio ambientale sul territorio. Legambiente intende denunciare all’opinione pubblica tale manovra, assicurando il proprio impegno a presentare puntuali osservazioni alla proposta di legge in questione, in considerazione anche del fatto che non esiste una reale ed effettiva necessità di nuove case in zone agricole. Dal censimento del 1991, infatti, risulta che nelle Marche esistono 94.512 case sparse, abitate da 65.275 famiglie, con un totale di 220.810 residenti, col risultato, pertanto, che circa un terzo del patrimonio edilizio rurale non è utilizzato come residenza stabile e che per ogni abitazione rurale si hanno 2,33 abitanti.

Michele Paoletti (338/8774573)
Ufficio stampa Legambiente-Marche


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